Dazi Usa e tagli Pac, gli agricoltori veronesi lanciano l’allarme

Il mondo agricolo teme un effetto combinato devastante tra dazi americani e riduzione dei fondi europei: a rischio oltre 14mila aziende nella provincia di Verona

Verona – L’agricoltura veronese si trova di fronte a una doppia minaccia che rischia di compromettere la sopravvivenza di migliaia di aziende locali: da una parte, i nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti, dall’altra i tagli previsti alla Politica agricola comune (Pac) 2028-2034. Una combinazione che, secondo le principali organizzazioni agricole del territorio, potrebbe generare una crisi strutturale senza precedenti per il settore primario.

Secondo Confagricoltura Verona, che insieme a Cgia di Mestre ha elaborato uno studio sull’andamento del comparto, negli ultimi dieci anni la provincia ha perso oltre 1.500 aziende agricole, passando da 16.109 realtà nel 2014 alle attuali 14.591. Un calo del 9,4%, aggravato da una perdita di 600 imprese solo negli ultimi quattro anni. Ora, con i nuovi dazi al 15% voluti dall’amministrazione statunitense e la contemporanea riduzione del 15-20% dei fondi Pac, la situazione rischia di precipitare ulteriormente.

Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona, ha parlato senza mezzi termini di “dramma per l’agricoltura” e ha criticato le dichiarazioni del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che aveva minimizzato l’impatto dei dazi. «Non comprendiamo l’ottimismo del ministro – ha dichiarato – visto che ci troviamo davanti a un’emergenza vera e propria». A preoccupare è anche l’aumento dei costi di produzione, cresciuti del 40% negli ultimi anni, a fronte di tagli e tasse aggiuntive che mettono a rischio la tenuta economica delle imprese.

Tra i comparti più esposti, oltre al vitivinicolo, che in Veneto rappresenta una punta di diamante dell’export, ci sono anche i seminativi e la zootecnia, settori già provati da anni di volatilità dei prezzi e margini ridotti. Le associazioni agricole, tuttavia, non chiedono sussidi, ma strumenti concreti per rimanere competitive e difendere il sistema produttivo locale.

Il timore, condiviso da più sigle, è che l’accordo siglato in Scozia tra Unione Europea e Stati Uniti possa trasformarsi in una resa unilaterale. Secondo Andrea Lavagnoli, presidente di Cia Agricoltori italiani Verona, «non si tratta di un’intesa, ma di un compromesso al ribasso che sacrifica il futuro dell’agricoltura europea». Lavagnoli critica in particolare l’atteggiamento della classe dirigente europea, accusata di sottovalutare l’impatto delle concessioni fatte oltreoceano.

Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, pur adottando un tono più prudente, ha sottolineato che una tariffa al 15% è comunque meno dannosa rispetto al 30% inizialmente previsto. Tuttavia, ha insistito sulla necessità che la Commissione europea introduca misure compensative per sostenere le filiere maggiormente colpite, e si augura che il vino venga incluso tra i prodotti esentati dai dazi.

Intanto, l’intero comparto resta in attesa della lista ufficiale dei prodotti agroalimentari a dazio zero, la cui pubblicazione è prevista per il 1° agosto. L’auspicio è che l’Unione Europea includa in questa lista almeno le eccellenze strategiche del Made in Italy, come il vino, e che venga rafforzato il principio di reciprocità negli scambi commerciali. I produttori chiedono infatti regole uguali per tutti, soprattutto in termini di standard sanitari, ambientali e sociali.

Redazione

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