Veronese si arruola per l’Ucraina: idealismo ed Europa nelle scelte

Da Verona, ma anche da Cantù e Toscana una nuova generazione di volontari italiani sceglie il fronte ucraino: tra europeismo, droni e il sostegno dell’associazione Stur

Guerra

A Kiev sta emergendo una nuova generazione di giovani italiani pronta a unirsi alle truppe ucraine, spinta da convinzioni politiche, ideali europeisti e da una lettura netta del conflitto con la Russia. Indossano toppe tattiche con la bandiera gialloblu, citano Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene, e parlano apertamente della possibilità di morire come parte del prezzo da pagare per una scelta ritenuta necessaria.

Secondo quanto raccontato da un reportage dell’Ansa, a supportarli sul campo c’è l’associazione italiana Stur – Support the Ukrainian Resistance, che aiuta una ventina di connazionali impegnati al fronte, offrendo logistica, aiuti umanitari e supporto psicosociale alle famiglie dei volontari.

Da Cantù a Kiev: la scelta di Andrea Cappelletti

Tra i volti simbolo di questa nuova ondata c’è Andrea Cappelletti, 25 anni, originario di Cantù. Passeggiando in piazza Maidan, tra i memoriali dedicati ai caduti italiani in Ucraina, Andrea racconta senza esitazioni la propria decisione: “Ho messo in conto anche di poter morire, ma preferisco questo piuttosto che restare a guardare”.

Andrea ha scelto “Velite” come nome di battaglia, richiamando le figure dell’antica Roma che portavano rifornimenti in prima linea. Dopo anni trascorsi in Ucraina per missioni umanitarie, da Kherson a Pokrovsk, a dicembre ha lasciato il suo lavoro di designer in Italia per iniziare l’iter di arruolamento. È pronto a entrare nel 411esimo reggimento come pilota di droni d’attacco.

L’associazione Stur e il supporto ai volontari italiani

Stur, composta da circa quindici membri e sostenuta da decine di donatori, non si limita a consegnare cibo italiano, medicinali e attrezzature mediche al fronte. L’associazione ha attivato anche uno sportello di supporto psicosociale, pensato per i familiari dei giovani che decidono di partire, consapevoli del carico emotivo e del rischio di non rivedere i propri cari.

Tra i volontari supportati da Stur c’è un gruppo di amici ventenni provenienti da Verona, Emilia Romagna e Toscana, uniti da una visione comune del conflitto e del futuro dell’Europa.

Da Verona a Kiev: “Qui può nascere un’Europa diversa”

Stessa scelta anche per N., 34 anni, di Verona, arrivato a Kiev da circa dieci giorni. Ex programmatore, ha lasciato il lavoro senza dirlo alla famiglia: “Sanno solo che sono partito per venire qui” racconta.

Per lui, l’Ucraina rappresenta un laboratorio politico e culturale: “Qui può nascere un’Europa diversa, quella sognata da Altiero Spinelli. Gli ucraini hanno uno spirito profondamente europeista”. Un’idea che supera il piano militare e diventa visione storica, in cui la guerra è letta come snodo decisivo per il futuro del continente.

Tra idealismo e guerra: la convinzione di non arrendersi

Il gruppo di giovani italiani è convinto che Kiev possa vincere, nonostante la superiorità numerica russa. La chiave, spiegano, è la motivazione: “Mosca ha più soldati, ma prima o poi finirà la voglia di combattere. Noi invece sappiamo perché siamo qui”.

Parole che restituiscono un ritratto complesso e controverso, dove idealismo, identità europea e scelta armata si intrecciano. Per questi volontari, la guerra non è più solo geopolitica, ma una questione personale, generazionale e simbolica.

Redazione

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