Un sistema tecnologico nascosto sotto i vestiti e un suggeritore collegato dall’esterno della sede d’esame. È il meccanismo che sarebbe stato utilizzato da un 43enne residente nel Mantovano per tentare di superare l’esame teorico della patente a Verona. L’uomo è stato individuato grazie ai controlli effettuati dalla polizia locale e dal personale della Motorizzazione civile.
L’episodio è avvenuto negli uffici di via Apollo, dove il candidato si era presentato per sostenere la prova scritta necessaria al conseguimento della patente. Gli accertamenti hanno portato al rinvenimento di diversi dispositivi elettronici che, secondo quanto ricostruito, sarebbero serviti a comunicare con una persona presente all’esterno dei locali.
La tecnologia nascosta per ricevere le risposte
Durante i controlli è stata scoperta una piccola telecamera collocata all’interno del polsino della polo indossata dal candidato. Il dispositivo era accompagnato da un router dotato di SIM e da un microauricolare.
L’insieme degli strumenti avrebbe consentito di trasmettere all’esterno le immagini relative alla prova e di ricevere successivamente le indicazioni attraverso l’auricolare. Il candidato avrebbe quindi potuto contare sull’intervento di un suggeritore che si trovava fuori dalla sede della Motorizzazione civile.
Il materiale tecnologico è stato sequestrato dagli operatori e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli ulteriori accertamenti. Il 43enne è stato invece denunciato per le ipotesi di reato contestate dagli investigatori, tra cui falsità materiale e falsità ideologica e la fattispecie relativa alla falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di titoli.
I controlli della polizia locale
A individuare il sistema utilizzato dal candidato è stato il personale del Laboratorio Analisi Documentale della polizia locale di Verona, struttura che da oltre cinque anni collabora con gli ispettori incaricati delle procedure d’esame.
L’attività di verifica ha permesso nel tempo di sviluppare specifiche competenze nell’individuazione dei dispositivi utilizzati dai candidati che tentano di aggirare i controlli. Il fenomeno dei cosiddetti “furbetti della patente” continua infatti a interessare le sessioni d’esame, con modalità che vengono progressivamente adattate anche in risposta alle misure adottate dalle autorità.
Secondo quanto riferito dalla polizia locale, dietro questi episodi non ci sarebbero soltanto iniziative individuali. Esisterebbero infatti organizzazioni in grado di fornire sia gli apparati tecnologici sia l’assistenza necessaria per superare la prova.
Un mercato illegale da migliaia di euro
L’attività non riguarderebbe esclusivamente candidati residenti nel territorio veronese. Gli investigatori hanno rilevato la presenza di persone provenienti anche da altre province italiane.
In base alle informazioni raccolte dagli operatori del Laboratorio Analisi Documentale, alcuni candidati avrebbero dichiarato di aver pagato tra i 2.000 e i 5.000 euro per ottenere l’aiuto necessario a superare gli esami. Le somme, secondo quanto riferito, possono comprendere anche le procedure per conseguire patenti necessarie alla guida di autocarri e autobus.
Un giro economico che, secondo la polizia locale, alimenterebbe un vero e proprio mercato clandestino. L’impiego di apparecchiature sempre più sofisticate renderebbe inoltre più complessa l’attività di prevenzione e controllo.
L’allarme del comandante Altamura
Sul fenomeno è intervenuto anche il comandante della polizia locale di Verona, Luigi Altamura, che da tempo chiede un intervento normativo più incisivo.
Secondo Altamura, le attuali sanzioni penali non sarebbero sufficienti a contrastare un sistema che può avere conseguenze dirette sulla sicurezza stradale. Il comandante ha evidenziato come il problema non sia limitato alla violazione delle regole durante un esame, ma riguardi anche le conseguenze successive.
Il rischio, infatti, è che persone prive della necessaria preparazione teorica riescano comunque a ottenere il documento che abilita alla guida. In questo modo, secondo la polizia locale, potrebbero circolare conducenti che non hanno frequentato adeguatamente i percorsi di preparazione e che non conoscono le principali norme previste dal Codice della strada.
Altamura ha ricordato inoltre che un appello rivolto al Parlamento circa due anni fa per introdurre pene più severe e maggiormente proporzionate ai rischi per la sicurezza pubblica non avrebbe prodotto finora gli effetti auspicati. Secondo il comandante, un ulteriore elemento di preoccupazione è rappresentato dall’assenza di interventi specifici sul fenomeno anche nella bozza del nuovo Codice della strada.
Il caso del 43enne individuato a Verona si inserisce quindi in un’attività di contrasto che prosegue da anni. L’obiettivo dei controlli è impedire che strumenti tecnologici e reti organizzate consentano di superare artificialmente gli esami e di ottenere una patente senza aver acquisito le conoscenze necessarie per guidare in sicurezza.
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