Invecchiare mantenendo il più possibile autonomia, forza muscolare e qualità della vita passa anche dalla tavola. È questo uno dei temi al centro del 7° congresso nazionale “Nutrizione e invecchiamento”, organizzato a Verona dall’Accademia di Geriatria, presieduta dal professor Mauro Zamboni, direttore dell’Uoc Geriatria B dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.
L’alimentazione assume un’importanza particolare nella terza età, quando il fabbisogno nutrizionale cambia e possono comparire condizioni che rendono necessario un approccio personalizzato. Mangiare troppo, ma anche assumere quantità insufficienti di cibo, può avere conseguenze sulla salute dell’anziano, soprattutto quando sono presenti altre patologie.
Tra gli aspetti affrontati durante l’appuntamento scientifico ci sono la sarcopenia, l’obesità, il diabete, le malattie croniche e neurodegenerative e il rapporto tra alimentazione e prevenzione del declino cognitivo.
Il rischio della perdita muscolare
Uno dei principali problemi associati all’invecchiamento è la sarcopenia, ovvero la progressiva riduzione della massa e della forza muscolare. Il fenomeno può iniziare già nell’età adulta e tende ad accelerare con il passare degli anni, soprattutto in presenza di malattie croniche e di una ridotta attività fisica.
Secondo i dati illustrati durante il congresso, circa il 30% degli anziani autonomi che vivono a casa assume meno calorie di quelle raccomandate. Una parte di queste persone può presentare una condizione di malnutrizione nonostante un aspetto apparentemente buono.
Per contrastare la perdita muscolare non basta quindi prestare attenzione alla quantità complessiva di cibo. Un ruolo centrale viene attribuito alle proteine, che nell’anziano devono essere assunte in quantità adeguate e distribuite nell’arco della giornata, in modo da favorire il mantenimento della massa muscolare.
L’alimentazione deve essere accompagnata dall’esercizio fisico, con particolare attenzione alle attività finalizzate al potenziamento muscolare. La combinazione tra una corretta quota proteica e attività fisica può contribuire a migliorare sia la massa sia la forza.
La sarcopenia, se non contrastata, può aumentare il rischio di cadute, fratture, disabilità e mortalità. Tra i fattori che possono favorirla figurano anche le infiammazioni, alcuni trattamenti farmacologici e le modificazioni ormonali legate all’età.
Anche l’eccesso di peso è un problema
Se la malnutrizione per difetto rappresenta una criticità, anche l’eccesso di peso richiede attenzione. Negli anziani, infatti, l’obesità viene considerata una vera e propria condizione patologica, soprattutto quando compromette la mobilità e aumenta il rischio di complicanze.
Con il trascorrere degli anni la riduzione dell’attività fisica può favorire l’aumento del peso corporeo e del grasso addominale. Per questo, secondo gli specialisti, negli anziani è necessario trovare un equilibrio tra la riduzione del peso in eccesso e la conservazione della massa muscolare.
Il tema è particolarmente attuale anche alla luce delle nuove terapie farmacologiche contro l’obesità. Uno studio internazionale coordinato da Mauro Zamboni e John A. Batsis, dell’University of North Carolina at Chapel Hill, e pubblicato su Annals of Internal Medicine, ha analizzato gli effetti di farmaci come semaglutide e tirzepatide sulla composizione corporea.
I risultati hanno evidenziato una significativa diminuzione del peso e della massa grassa viscerale, ma anche una perdita di massa muscolare. Per le persone anziane e per i soggetti fragili diventa quindi importante valutare non soltanto quanti chili vengono persi, ma anche la qualità della perdita di peso.
Alimentazione personalizzata per chi ha patologie
Le esigenze nutrizionali cambiano ulteriormente quando l’anziano presenta una o più malattie. Patologie cardiovascolari, oncologiche, neurodegenerative, diabete, insufficienza renale, BPCO e scompenso cardiaco possono infatti influire sullo stato muscolare e nutrizionale.
In questi casi non esiste uno schema valido per tutti. La dieta deve essere adattata alle condizioni cliniche e alle necessità del singolo paziente, anche per evitare che una restrizione alimentare inappropriata contribuisca ad accelerare la perdita di massa muscolare.
Tra gli elementi considerati importanti per la salute dell’anziano figurano anche vitamina D e Omega-3, associati al mantenimento della funzione muscolare e alla modulazione dei processi infiammatori. Gli integratori, tuttavia, non possono sostituire una dieta equilibrata e un adeguato livello di attività fisica.
La prevenzione comincia molto prima della vecchiaia
Gli specialisti hanno sottolineato come la preparazione a un invecchiamento in salute debba iniziare ben prima dell’età anziana. La perdita di massa muscolare può infatti iniziare già intorno ai 30 anni negli uomini e in coincidenza con la menopausa nelle donne. Successivamente, il processo tende a diventare più evidente.
Per questo motivo, adottare uno stile di vita corretto durante l’età adulta può rappresentare uno strumento di prevenzione importante. L’obiettivo non è soltanto aumentare l’aspettativa di vita, ma arrivare alla terza età con una maggiore riserva funzionale.
Il professor Zamboni ha sottolineato il ruolo della dieta mediterranea, caratterizzata dalla presenza di olio d’oliva, frutta, verdura e pesce, ricordando che diversi studi hanno evidenziato un’associazione tra questo modello alimentare e una maggiore longevità.
Nutrizione e prevenzione della demenza
Al congresso si è discusso anche del rapporto tra alimentazione e salute neurologica. La professoressa Patrizia Mecocci, ordinario di Geriatria all’Università di Perugia, ha evidenziato come negli ultimi anni la nutrizione sia diventata un elemento sempre più considerato anche nella prevenzione della demenza.
Le evidenze epidemiologiche disponibili indicano infatti un’associazione tra uno stile alimentare sano mantenuto nel corso della vita e una riduzione del rischio di sviluppare demenza in età avanzata.
L’attenzione deve riguardare anche le persone che hanno già difficoltà cognitive o funzionali. Per loro, secondo gli esperti, è importante adattare il cibo alle capacità individuali. Anche soluzioni semplici, come alimenti facilmente manipolabili o il finger food per chi fatica a utilizzare le posate, possono aiutare a preservare autonomia e autostima.
Il momento del pasto dovrebbe inoltre rimanere il più possibile sereno. Familiari e caregiver hanno un ruolo importante nell’educazione alimentare e nell’adattamento della dieta alle condizioni della persona assistita.
Il congresso di Verona, in programma dal 10 al 12 settembre, ha riunito numerosi specialisti e previsto anche attività formative rivolte a giovani medici e specializzandi. Diversi professionisti dell’Aoui di Verona hanno partecipato ai lavori dedicati alla vitamina D, alle patologie croniche, alla sarcopenia, alle malattie metaboliche, oncologiche e renali e alle problematiche neurologiche.
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