Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una nuova disciplina per l’edilizia residenziale pubblica con l’obiettivo di contrastare occupazioni abusive e utilizzi irregolari degli alloggi popolari. Il provvedimento, approvato il 7 settembre, introduce un sistema di sanzioni più rigido, nuove verifiche sui requisiti e strumenti di controllo per garantire una maggiore trasparenza nell’assegnazione delle abitazioni.
Il testo unificato sulle case popolari è passato con 27 voti favorevoli, 2 contrari e 11 astensioni, al termine di un percorso nato dall’unione di tre proposte legislative: quella presentata dalla consigliera Elisa De Berti, un progetto della giunta regionale e una proposta avanzata dai consiglieri Riccardo Szumski e Davide Lovat.
La relatrice De Berti, esponente della Lega, ha evidenziato il valore della riforma sostenendo che il sistema di edilizia pubblica debba tutelare chi si trova realmente in condizioni di necessità , attraverso criteri basati su equità , responsabilità e rispetto delle regole.
La principale novità riguarda le conseguenze per chi occupa abusivamente un alloggio pubblico senza averne diritto: in questi casi sarà prevista una preclusione di dieci anni prima di poter presentare una nuova domanda per una casa popolare.
Sono invece previsti periodi di esclusione più brevi per altre situazioni irregolari. Chi ha ricevuto un provvedimento di sfratto con convalida, chi è stato riconosciuto come occupante senza titolo o chi ha fornito dichiarazioni non veritiere potrà essere escluso per cinque anni. Per ulteriori violazioni il periodo potrà variare tra tre e cinque anni.
Durante l’approvazione del provvedimento non sono mancate tensioni all’interno della maggioranza. Il voto su alcuni articoli dedicati alle verifiche ispettive ha infatti provocato una divisione nel centrodestra, con la bocciatura dell’articolo 7 e la conseguente caduta degli articoli collegati 8 e 10.
La situazione è nata dopo l’intervento del consigliere Matteo Pressi, che ha espresso perplessità su una parte del testo già esaminata in commissione. La mancata approvazione ha generato reazioni critiche da parte della relatrice De Berti, che ha definito l’episodio un caso senza precedenti nella storia recente del Consiglio regionale.
Le opposizioni hanno utilizzato l’accaduto per criticare la gestione della maggioranza. Esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra e del Partito Democratico hanno parlato di una difficoltà politica interna e di un nuovo episodio di divisione nella coalizione.
La riforma introduce anche nuovi obblighi per gli assegnatari degli alloggi pubblici. Tutti i componenti del nucleo familiare dovranno trasferire la residenza nell’abitazione entro 30 giorni dalla consegna dell’alloggio. Inoltre, il periodo massimo di assenza continuativa che può determinare la perdita dell’assegnazione viene ridotto da sei a tre mesi.
Un altro elemento previsto dalla normativa riguarda i controlli sulla situazione patrimoniale dei richiedenti. Comuni e amministrazioni competenti potranno richiedere documentazioni aggiuntive, anche provenienti dalle autorità consolari, per verificare l’eventuale presenza di proprietà immobiliari all’estero.
Secondo i sostenitori della riforma, queste misure puntano a garantire maggiore equilibrio nell’accesso alle abitazioni pubbliche e a rendere più uniformi i controlli tra cittadini italiani, europei ed extracomunitari.
Il provvedimento ha ricevuto il sostegno dei consiglieri di maggioranza, che hanno sottolineato la necessità di contrastare gli abusi e recuperare condizioni di correttezza nella gestione degli alloggi. Alcuni rappresentanti politici hanno però evidenziato anche il problema degli immobili pubblici non utilizzati e della necessità di aumentare la disponibilità effettiva delle abitazioni.
Le opposizioni hanno espresso valutazioni differenti. Il Partito Democratico ha richiamato l’attenzione sulla presenza di numerosi alloggi Ater sfitti, mentre il Movimento 5 Stelle ha sottolineato le difficoltà organizzative nella gestione delle richieste dei cittadini.
Le critiche più dure sono arrivate da Alleanza Verdi e Sinistra, secondo cui la riforma non affronterebbe il problema più ampio dell’emergenza abitativa. Il gruppo ha evidenziato l’aumento dei costi degli affitti e la perdita di potere d’acquisto delle fasce economicamente più fragili della popolazione.
Tra le altre misure previste dalla nuova legge c’è l’istituzione dell’Anagrafe regionale dell’edilizia residenziale pubblica e un finanziamento complessivo di 300 mila euro nel triennio 2026-2028 destinato alla formazione degli operatori della polizia locale.
La Regione punta così a costruire un sistema più strutturato di monitoraggio degli alloggi popolari, rafforzando i controlli e introducendo procedure più rigide per contrastare gli utilizzi impropri del patrimonio pubblico.
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