Rsa in Veneto, aumentano le rette e cresce la pressione sulle famiglie

L'aumento dei costi di gestione rischia di rendere sempre più onerosa l'assistenza agli anziani non autosufficienti. Sindacati e istituzioni chiedono interventi per sostenere le famiglie e riorganizzare il sistema regionale.

Casa di Riposo

Le case di riposo del Veneto si trovano alle prese con costi di gestione sempre più elevati, una situazione che rischia di ripercuotersi direttamente sulle famiglie chiamate a sostenere le spese per l’assistenza agli anziani. Il tema si inserisce in un contesto demografico destinato a rendere il problema ancora più rilevante nei prossimi anni.

Secondo i dati citati nel dibattito regionale, sono circa 300.000 gli over 75 che vivono da soli in Veneto. A crescere è anche il peso della popolazione più anziana: oggi gli ultraottantenni rappresentano il 7,7% dei residenti, ma la quota dovrebbe raggiungere il 9,3% entro il 2030 e arrivare all’11% nel 2043.

È proprio l’invecchiamento della popolazione a rendere centrale la questione dell’accesso alle strutture residenziali. Una parte consistente degli anziani presenta infatti patologie croniche e può andare incontro a condizioni di non autosufficienza che richiedono un’assistenza continuativa.

A lanciare l’allarme sul rischio di un ulteriore aumento delle rette è stato Carlo Cunegato, consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, dopo una serie di visite effettuate in diverse strutture del territorio. Secondo quanto riferito dal consigliere, alcune famiglie sarebbero già in difficoltà nel sostenere economicamente il ricovero dei propri cari.

A preoccupare è anche l’ipotesi di nuovi rincari. Il presidente di Uripa, Roberto Volpe, ha indicato per il 2027 un possibile incremento della retta compreso tra 3,5 e 5 euro al giorno. Nel caso dell’aumento massimo, per una famiglia significherebbe arrivare a sostenere una spesa aggiuntiva di circa 150 euro al mese, ovvero fino a 1.800 euro in più all’anno.

Le rette attuali mostrano già un peso significativo. In Veneto la spesa media mensile per chi usufruisce dell’impegnativa di residenzialità è pari a 2.018 euro nelle strutture private e 1.929 euro nei centri servizi pubblici. Quando invece la famiglia deve farsi carico dell’intero costo del ricovero, la cifra sale a 2.915 euro al mese nel privato e a 2.844 euro nel pubblico.

A incidere sui bilanci delle strutture sono diversi fattori. Il personale rappresenta tra il 70% e il 75% della retta complessiva e il rinnovo dei contratti di lavoro dovrebbe determinare un incremento dei costi nell’ordine del 4-5%. A questo si aggiunge la spesa energetica, aumentata tra il 20% e il 30%, con una previsione di ulteriori rincari per luce e gas nei mesi autunnali, stimati intorno al 40%.

Sul fronte sindacale, la Cgil Veneto ha evidenziato le conseguenze che l’aumento delle rette potrebbe avere sulle famiglie. La segretaria generale Tiziana Basso ha ricordato inoltre che circa l’80% delle persone non autosufficienti viene assistito direttamente a domicilio. Un carico che, secondo il sindacato, ricade soprattutto sulle donne, che in diversi casi sono costrette a ridurre l’attività lavorativa o a lasciare il lavoro per occuparsi dei familiari.

Cgil e Spi chiedono quindi alla Regione un incremento immediato della quota sanitaria delle impegnative di residenzialità, attualmente ferma a 52 euro al giorno. Secondo le organizzazioni sindacali, inoltre, il 13% delle persone che avrebbero diritto al sostegno rimane attualmente escluso.

La Regione sta valutando nel frattempo possibili interventi sul sistema. L’assessora ai servizi sociali Paola Roma ha indicato tra le strade da percorrere la razionalizzazione delle spese e l’utilizzo delle risorse derivanti dalla monetizzazione dell’energia idroelettrica spettante alla Regione.

Nel corso di un recente incontro a Mestre, Roma ha riunito 300 rappresentanti degli enti gestori, 24 Ambiti Territoriali Sociali e 9 Ulss, con l’obiettivo di affrontare anche il tema delle liste d’attesa e di rendere più omogenea l’assistenza alle persone affette da demenza.

Questi pazienti rappresentano infatti il 54% degli ospiti presenti negli oltre 32.000 posti accreditati in Veneto. Di questi, circa 25.000 sono coperti dalle impegnative di residenzialità, mentre altri 2.000 posti sono finanziati attraverso le quote di accesso introdotte nel 2020.

Sul tema è intervenuta anche la Cisl Veneto, che chiede di superare definitivamente la gestione emergenziale attraverso un riordino complessivo della normativa. Il segretario generale Massimiliano Paglini ha sottolineato la necessità di un quadro legislativo adeguato all’invecchiamento della popolazione e alla trasformazione dei bisogni assistenziali.

Per Stefania Botton, della segreteria regionale della Cisl, la priorità è invece costruire un sistema più flessibile, capace di mettere in collegamento Rsa, centri diurni e assistenza domiciliare. L’obiettivo indicato è quindi quello di superare una gestione esclusivamente legata alla permanenza nelle strutture e creare una rete di servizi in grado di accompagnare gli anziani e le loro famiglie nelle diverse fasi della non autosufficienza.

Redazione

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