Chiuderà definitivamente domenica 3 agosto 2025 Eataly Verona, il grande spazio dedicato all’eccellenza agroalimentare italiana, aperto nell’ex Stazione frigorifera dei Mercati generali. L’annuncio segna la fine di un’esperienza durata meno di tre anni – l’inaugurazione risale all’ottobre 2022 – e porta con sé conseguenze occupazionali importanti: 33 dipendenti a tempo indeterminato e 5 interinali rischiano di perdere il lavoro.
La notizia ha riacceso il confronto pubblico sull’utilizzo futuro dell’area, già al centro di polemiche negli scorsi mesi. L’immobile ha un forte valore simbolico e un potenziale strategico per Verona, ma al momento resta il nodo dell’affitto: Eataly è infatti ancora titolare del contratto di locazione, valido fino a dicembre 2031, con tutti i vincoli che ne derivano.
La chiusura ha provocato un’ondata di reazioni, tra cui quella dell’associazione Barbieri che ha puntato il dito contro le scelte urbanistiche e strategiche della città: “Ha fallito Verona, non Eataly”, è l’accusa lanciata da chi ritiene che il progetto sia stato ostacolato da una visione culturale e commerciale poco lungimirante.
Nel frattempo, in vista della chiusura, il punto vendita ha lanciato una campagna promozionale con sconti fino al 50%, che riguarda un’ampia gamma di prodotti: vini, birre, distillati, salumi, formaggi, conserve, cosmetici e articoli per la casa. Un’iniziativa pensata per svuotare i magazzini e ringraziare la clientela prima dell’addio definitivo.
Parallelamente, è scattata una petizione popolare, con lo slogan “Verona ha fame di cultura”, per chiedere che l’area venga destinata a uno spazio pubblico culturale e multifunzionale, anziché lasciarla all’abbandono o a nuovi progetti commerciali.
L’ex Stazione frigorifera rappresenta un nodo chiave per la riqualificazione urbana, ma la chiusura di Eataly lascia aperti numerosi interrogativi: quale sarà la destinazione futura dell’edificio? Quale ruolo giocheranno le istituzioni locali? E, soprattutto, che fine faranno i lavoratori coinvolti? Domande che al momento restano senza risposta, mentre Verona perde un altro pezzo del suo tessuto economico e sociale.
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