Val d’Alpone, cresce la preoccupazione per l’ampliamento di una fabbrica a Roncà

La consigliera Bigon interroga la Regione: “Serve una tutela immediata per un territorio candidato a patrimonio Unesco”

Anna Maria Bigon

Un progetto di ampliamento industriale sta sollevando forti preoccupazioni nella comunità di Roncà, in Val d’Alpone, nel Veronese. Al centro del dibattito vi è la proposta di estensione di uno stabilimento per la produzione di materiale isolante, che prevede, tra le altre cose, la costruzione di una ciminiera alta 40 metri. La questione è approdata in Consiglio regionale grazie a un’interrogazione presentata dalla consigliera Anna Maria Bigon, che ha chiesto chiarimenti direttamente all’assessore all’Ambiente della Regione Veneto.

“Come intende la Regione tutelare il territorio della Val d’Alpone?”, è la domanda posta da Bigon, con particolare riferimento agli impatti ambientali e paesaggistici del progetto in discussione. Il timore, condiviso da molti cittadini, riguarda le possibili conseguenze sulla salute pubblica, sull’equilibrio naturale dell’area e sull’immagine di un territorio di straordinario valore storico e naturalistico.

Una ciminiera da 40 metri al centro del dibattito

Secondo quanto riportato dalla consigliera, la nuova ipotesi progettuale include l’installazione di una ciminiera di dimensioni rilevanti, che potrebbe alterare in modo significativo il paesaggio della valle e sollevare interrogativi sul tipo di emissioni atmosferiche previste.

La preoccupazione si è manifestata in maniera evidente durante una sessione straordinaria del Consiglio comunale di Roncà, svoltasi il 17 marzo, a cui hanno partecipato numerosi cittadini. Questi ultimi hanno espresso timori legati alla salvaguardia dell’ambiente, alla qualità dell’aria e all’eventuale impatto sul turismo e sull’identità culturale del territorio.

Val d’Alpone: un patrimonio da proteggere

La Val d’Alpone è una delle aree geologicamente e paesaggisticamente più rilevanti della provincia di Verona, candidata a diventare patrimonio mondiale dell’Unesco. L’area si distingue per la ricchezza di biodiversità, la presenza di numerosi fossili perfettamente conservati e un contesto naturale di alto pregio. Non a caso, negli ultimi anni, diverse iniziative culturali e scientifiche hanno valorizzato il potenziale del territorio come risorsa ambientale e turistica.

La possibile costruzione di infrastrutture industriali impattanti viene dunque vista come una minaccia diretta a questo ecosistema fragile e prezioso.

La richiesta di un ruolo attivo della Regione

Bigon sottolinea come l’ampliamento dello stabilimento sia subordinato all’ottenimento di un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), rilasciata dalla Regione Veneto. In questo quadro, chiede che la Giunta assuma fin da subito un ruolo attivo, monitorando con attenzione il progetto e valutandone attentamente gli effetti sull’ambiente e sulla salute pubblica.

“Ritengo indispensabile – ha dichiarato la consigliera – che la Regione intervenga per garantire la tutela di un’area che rappresenta un autentico patrimonio collettivo”, ribadendo la necessità di mettere in primo piano il benessere dei cittadini e la protezione del paesaggio.

In attesa di risposte ufficiali

Al momento non è stato ancora reso noto un riscontro formale da parte dell’assessorato regionale all’Ambiente. Tuttavia, l’interrogazione ha contribuito ad accendere i riflettori sulla vicenda e potrebbe rappresentare l’avvio di un confronto più ampio tra istituzioni, aziende e comunità locali, affinché lo sviluppo industriale non comprometta le risorse naturali e culturali della Val d’Alpone.

Redazione

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