Verona aggiorna il Piano di gestione Unesco fino al 2032

Nuove strategie, una governance più coordinata e 22 progetti operativi per tutelare e valorizzare il patrimonio della città

Verona si prepara ad aggiornare il proprio modello di gestione del patrimonio riconosciuto dall’Unesco. La giunta comunale ha approvato la deliberazione che consente al consiglio comunale di procedere con l’adozione del nuovo Piano di gestione del sito Unesco City of Verona, destinato a sostituire e aggiornare il documento elaborato nel 2006.

Il nuovo piano nasce dalla necessità di adeguare la gestione del patrimonio alle trasformazioni intervenute negli ultimi anni, sia sul piano normativo sia nella concezione stessa dei beni culturali. Verona è entrata nella lista del patrimonio mondiale nel 2000, grazie alla particolare struttura urbana, alle testimonianze artistiche accumulate nel corso dei secoli e alla presenza di una cinta muraria realizzata attraverso differenti fasi storiche.

A distanza di oltre vent’anni, il quadro di riferimento è però cambiato. Il patrimonio culturale viene oggi considerato non soltanto come un insieme di beni da conservare, ma anche come una risorsa da valorizzare e rendere accessibile alla comunità. È su questa impostazione che si sviluppa il nuovo documento.

Un piano strategico, non un nuovo vincolo urbanistico

Il Piano di gestione Unesco non modifica gli strumenti urbanistici della città e non introduce nuovi vincoli. Il suo compito è piuttosto quello di fornire una cornice strategica comune, capace di mettere in relazione tutela, valorizzazione, gestione dei rischi e sviluppo urbano.

Il documento parte da un’analisi del patrimonio veronese, individuandone valori, elementi di fragilità e possibili fattori di rischio. A questa fase conoscitiva segue un quadro strategico nel quale vengono individuate azioni e progetti destinati a concretizzare gli obiettivi del piano.

Particolare attenzione viene riservata al rapporto con gli altri strumenti di pianificazione. La redazione del Piano Unesco si è infatti sviluppata parallelamente all’aggiornamento del Piano di assetto del territorio (Pat). Il confronto tra i due percorsi ha consentito di rafforzare la coerenza delle strategie relative soprattutto al centro storico e alla buffer zone.

Una governance che coinvolge più istituzioni

La gestione del sito Unesco interessa una pluralità di soggetti. Accanto al Comune di Verona sono coinvolti Regione Veneto, Ministero della Cultura, Soprintendenze, Musei Nazionali, Diocesi, Agenzia del Demanio e Provincia, oltre alle altre realtà che operano nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio cittadino.

Per questo motivo la governance rappresenta uno dei punti qualificanti del nuovo Piano. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento tra le istituzioni e creare tavoli tematici ai quali potranno partecipare anche università, Fondazione Arena, Fondazione Cariverona, Biblioteca Capitolare, Chiese Vive e organizzazioni impegnate nella conservazione del patrimonio immateriale.

Tra queste rientrano anche l’Associazione Giochi Antichi e la Federazione Nazionale dei suonatori di campane, a testimonianza di una concezione del patrimonio che comprende non soltanto monumenti e architetture, ma anche tradizioni e pratiche culturali.

Un percorso costruito con il territorio

La revisione del Piano è stata accompagnata da un percorso partecipato che ha coinvolto Ministero della Cultura, professionisti incaricati e diversi portatori di interesse locali. Un momento di confronto si è svolto lo scorso anno al Museo di Storia Naturale, con la partecipazione di circa 80 persone.

Il metodo adottato punta quindi a costruire una visione condivisa del futuro del sito Unesco, mettendo in relazione le competenze delle amministrazioni pubbliche con quelle degli enti culturali e delle realtà del territorio.

Ventidue progetti per arrivare al 2032

La parte operativa del nuovo Piano comprende 22 progetti destinati a svilupparsi fino al 2032. Le iniziative affrontano diversi aspetti della gestione del patrimonio e comprendono, tra gli altri, la governance, la catalogazione e la mappatura dei beni, la conservazione delle mura e la gestione dei rischi.

Tra gli ambiti individuati figurano anche la qualità urbana, il commercio responsabile e la tutela delle botteghe storiche. Il programma comprende inoltre interventi legati al museo urbano diffuso, ai luoghi di interpretazione del patrimonio e al futuro visitor center.

Una parte delle iniziative è dedicata direttamente alla comunità: giovani, scuole, cittadinanza attiva e valorizzazione del patrimonio immateriale rientrano infatti tra le priorità definite dal documento.

Il Piano punta così a mettere a sistema attività già avviate e a stabilire una sequenza di interventi per i prossimi anni. La prospettiva non riguarda esclusivamente la conservazione del centro storico, ma mira a fare del patrimonio culturale uno degli strumenti attraverso cui la città può definire il proprio sviluppo futuro.

Il ruolo del patrimonio nella crescita della città

L’assessora Marta Ugolini ha sottolineato la differenza tra il precedente documento e quello attualmente in fase di adozione. Il Piano del 2006 indicava soprattutto gli elementi da tutelare, mentre il nuovo strumento individua modalità condivise per prendersi cura del patrimonio e trasformarlo in una risorsa per Verona e per i suoi abitanti.

Il documento assume quindi una funzione trasversale rispetto alle politiche comunali. La sua applicazione non riguarda soltanto l’ambito culturale, ma può incidere sulle strategie relative alla pianificazione territoriale, alla qualità urbana, al turismo, alla partecipazione e alla gestione del patrimonio.

La coincidenza con la revisione del Pat ha inoltre favorito il confronto tra assessorato alla cultura e assessorato all’urbanistica, con l’obiettivo di rendere maggiormente coordinati gli strumenti destinati a governare il territorio.

Con l’adozione del nuovo Piano, Verona si dota dunque di una strategia aggiornata per il proprio sito Unesco, con 22 progetti, una prospettiva temporale fino al 2032 e una governance pensata per coinvolgere istituzioni e comunità. Il passaggio successivo sarà l’iter in consiglio comunale, chiamato ad adottare formalmente il documento.

Redazione

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