Il confronto politico veronese si accende attorno alla scelta del sindaco Damiano Tommasi di sostenere il riconoscimento anagrafico dei figli delle coppie omogenitoriali. A sollevare polemiche era stato il leghista Nicolò Zavarise, che ha accusato il primo cittadino di aver “tradito il voto cattolico”. Un’accusa che ha lasciato “sorpreso e amareggiato” il consigliere di maggioranza Giuseppe Rea, deciso a riportare la discussione su un piano meno strumentale.
Per Rea, il punto centrale non riguarda lo scontro tra “famiglia naturale” e “famiglia arcobaleno”, ma la necessità di garantire ai bambini pari diritti. «Riconoscere i figli delle coppie omogenitoriali significa offrire loro le stesse tutele di qualsiasi altro minore – ha dichiarato –. Demonizzare chi non rientra nello schema padre-madre è anacronistico e distoglie dall’essenziale: i bambini hanno bisogno di amore, stabilità e diritti riconosciuti».
Il consigliere del gruppo Verona 5 Stelle ha poi evidenziato le contraddizioni di un modello di “famiglia tradizionale” spesso idealizzato, ma non privo di fragilità: «Le separazioni sono in aumento, così come i casi di violenza domestica, che colpiscono soprattutto i più piccoli. Se vogliamo davvero parlare di tutela dei minori, allora rendiamo le adozioni più accessibili, oggi riservate quasi solo a chi può sostenere spese elevate».
Rea ha inoltre ampliato lo sguardo oltre i confini locali, richiamando l’attenzione sulla tragedia umanitaria di Gaza: «Oltre 12 mila bambini sotto i 12 anni hanno perso la vita e più di un milione di famiglie sono state distrutte. Questo è il vero massacro della famiglia».
Sul fronte opposto, però, non si fermano le critiche. L’associazione Famiglia è Futuro ha contestato duramente la posizione del sindaco, definendola una “menzogna” che rischia di cancellare la storia personale dei bambini nati da coppie dello stesso sesso. «Avere due madri non è una realtà logica né normale – sostiene l’organizzazione –. Le vittime saranno i bambini, costretti un giorno a fare i conti con una parte della loro identità negata».
Nonostante le divergenze, il dibattito ha riportato al centro dell’agenda politica veronese la questione dei diritti dei minori e la sfida di coniugare il rispetto delle diverse forme familiari con una normativa che ancora divide opinione pubblica e forze politiche.
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