ALBARO DI RONCO ALL’ADIGE (VR) – Non si può più parlare solo di tragedia accidentale. La morte di Mohamed Jadir, 26enne marocchino, rimasto vittima di un’esplosione a fine novembre 2024 in una palazzina abbandonata nella campagna veronese, è tornata sotto i riflettori degli inquirenti. L’ipotesi di una fatalità legata alla povertà viene ora messa in discussione da una serie di nuovi accertamenti tecnico-scientifici condotti nei giorni scorsi sul luogo dell’incidente.
Sopralluogo del Ris con artificieri e unità cinofile
Sul sito di via Colombarotto, dove si consumò la tragedia, è intervenuto il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Parma, accompagnato da una squadra di artificieri e da un cane anti-esplosivi, nell’ambito di un’operazione coordinata per recuperare materiali utili all’indagine e bonificare l’area, da tempo posta sotto sequestro. Le analisi serviranno a fare luce su quanto accaduto in quella sera di fine novembre, quando l’edificio – dichiarato inagibile – fu sconvolto da un’esplosione violentissima.
L’incarico di fare chiarezza è ora nelle mani della pm Elisabetta Labate, che aveva già disposto l’autopsia sulla salma del giovane, eseguita presso l’Istituto di medicina legale di Borgo Roma. Le nuove risultanze tecniche potrebbero fornire elementi decisivi per stabilire se la deflagrazione sia stata accidentale o provocata deliberatamente.
L’ipotesi del fornelletto smentita dai rilievi
In un primo momento, si era parlato di una bombola di gas utilizzata per alimentare una stufetta e un fornello: una spiegazione compatibile con la condizione di grave disagio in cui vivevano Mohamed e il suo connazionale, rifugiati in quell’edificio senza l’autorizzazione dei proprietari. Tuttavia, le analisi condotte sul posto e i residui raccolti non supportano la teoria di una fuga di gas. La quantità di polvere da sparo rinvenuta è risultata troppo esigua per confermare con certezza l’origine dell’esplosione, mantenendo così aperte tutte le possibilità, compresa quella di un gesto doloso.
Una ricostruzione ancora da chiarire
La dinamica dell’incidente resta per ora avvolta nel mistero. L’allarme, quella sera, fu lanciato proprio dal compagno di Mohamed, che condivideva l’alloggio di fortuna ma uscì illeso. L’esplosione, avvenuta intorno alle 21:30, ebbe effetti devastanti sull’intera struttura, provocando il crollo parziale dei muri e lo sradicamento di porte e finestre.
All’arrivo dei sanitari del 118, il 26enne era ancora vivo, ma in condizioni disperate. Nonostante i tentativi di rianimarlo, morì poco dopo sul posto. Il suo amico, secondo le testimonianze, si trovava probabilmente in un’altra stanza al momento della deflagrazione.
Un’indagine che si riapre
Quella che sembrava una triste storia di emarginazione e povertà potrebbe ora trasformarsi in un caso ben più complesso. Le nuove attività investigative rilanciano i dubbi già emersi nei giorni immediatamente successivi all’accaduto, quando le modalità dell’esplosione apparvero anomale agli stessi soccorritori.
Il fascicolo aperto inizialmente contro ignoti rischiava l’archiviazione. Ma con il sopralluogo del Ris, l’arrivo degli artificieri e il coinvolgimento di esperti in esplosivi, la Procura di Verona potrebbe riscrivere la storia di quella sera, aprendo a nuovi scenari investigativi che escludono la fatalità.
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