In provincia di Verona oltre la metà degli operai edili attivi proviene dall’estero, una tendenza ormai consolidata che evidenzia il crescente contributo della forza lavoro straniera nei cantieri locali. Secondo i dati aggiornati dalla Cassa Edile scaligera (ottobre 2024 – maggio 2025), il 56,18% dei lavoratori iscritti risulta non italiano, a fronte del 43,82% rappresentato da manodopera autoctona.
Questo cambiamento strutturale è diretta conseguenza dell’aumento della domanda di lavoro nell’edilizia, alimentata da Superbonus, Pnrr e altri incentivi. Nello stesso periodo, il settore ha registrato una crescita delle ore lavorate (+4,78%) e della massa salari (+10%), anche per effetto del rinnovo contrattuale entrato in vigore a febbraio.
Le origini dei lavoratori stranieri
Nei cantieri veronesi sono impiegati 16.604 operai, di cui 9.328 stranieri. La componente africana è la più rappresentata, con 2.999 muratori originari di Egitto, Marocco e Tunisia. Seguono i lavoratori provenienti da Paesi europei non UE (Albania e Ucraina), pari a 2.909 addetti, e quelli dell’Unione Europea a 27, prevalentemente romeni, che totalizzano 2.068 presenze.
In aumento anche la componente asiatica, con 1.352 operai soprattutto da Bangladesh e Pakistan, molti dei quali arrivati negli ultimi anni. Tutti i lavoratori stranieri attivi sono in possesso di una conoscenza base della lingua italiana, sufficiente per comunicare in cantiere.
Formazione e sicurezza: i requisiti d’ingresso
“Tutti i lavoratori iscritti alla Cassa Edile sono formati e dotati di attestati sulla sicurezza, come previsto dalla normativa nazionale”, sottolinea Carlo Trestini, presidente di Ance Verona. I percorsi formativi e gli aggiornamenti sulla prevenzione nei luoghi di lavoro costituiscono oggi un filtro obbligato e garanzia di professionalità, a prescindere dalla nazionalità degli operai.
Una tendenza estesa a tutto il Veneto
Il fenomeno non è esclusivo della provincia veronese. Anche Ance Venezia ha recentemente segnalato il sorpasso dei lavoratori stranieri in edilizia, registrato nel 2024. Secondo le associazioni di categoria, il vero nodo si presenterà nel prossimo futuro, con l’uscita dal mercato dei muratori italiani più anziani, difficile da compensare per la mancanza di giovani interessati a intraprendere questa professione.
Il comparto costruzioni, infatti, fatica a reperire manodopera locale, una carenza che, secondo le previsioni, potrà essere colmata solo guardando all’estero. Per questo motivo, la collaborazione tra imprese, enti formativi e istituzioni sarà cruciale per garantire un ricambio generazionale sostenibile e sicuro nei cantieri.
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