Verona, salvata una paziente con sindrome Brash: premiata la ricerca del Centro antiveleni

Il caso clinico trattato all’Aoui ottiene il riconoscimento internazionale come miglior pubblicazione dell’anno al congresso europeo di tossicologia

Medici

Un intervento clinico complesso, un’intuizione salvavita e un riconoscimento scientifico di prestigio. Il Centro antiveleni dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona è stato premiato al Congresso internazionale di Tossicologia clinica della European Association of Poison Centres and Clinical Toxicologists, tenutosi a Glasgow, per uno studio che ha documentato il salvataggio di una paziente affetta da sindrome Brash aggravata da intossicazione da digossina.

La sindrome Brash, ancora poco conosciuta, è una condizione ad alto rischio che unisce bradicardia, insufficienza renale, blocco atrioventricolare, shock e iperkaliemia. Una combinazione che, se alimentata da farmaci cardiotossici come la digossina, può rendere inefficaci i protocolli terapeutici standard e diventare potenzialmente letale.

Lo studio veronese ha analizzato il caso di una donna le cui condizioni non miglioravano nonostante le terapie di emergenza volte a ridurre i livelli di potassio nel sangue. Il team medico ha scoperto che la paziente era in cura cronica con digossina, un farmaco utilizzato per disturbi cardiaci ma noto per i suoi effetti tossici in presenza di insufficienza renale. In quel quadro clinico critico, l’accumulo del principio attivo nell’organismo aveva contribuito a innescare un aggravamento progressivo, mettendo a rischio la vita della donna.

È stato grazie all’intervento mirato del Centro antiveleni, coordinato dal dottor Giorgio Ricci, che è stato possibile individuare un antidoto specifico, integrato a una seduta di dialisi per stabilizzare la paziente. L’efficacia dell’approccio terapeutico e la chiarezza del percorso clinico ricostruito hanno portato alla selezione dell’articolo come “Best Paper 2024” tra le centinaia di pubblicazioni presentate al congresso internazionale.

Il lavoro premiato, dal titolo “Not only Van Gogh: a case of BRASH syndrome with concomitant digoxin toxicity”, richiama anche un riferimento storico alla presunta assunzione di digossina da parte del pittore olandese, che secondo alcuni studiosi avrebbe influenzato la sua percezione dei colori.

Il team di ricerca è composto da medici, specializzandi e farmacologi dell’Aoui, tra cui Ilaria Costantini, Giovanni Mantelli, Elia Morando, Massimo Carollo, Mariapaola Castri, Lorenzo Losso, Matilde Bacchion e Lucia Drezza. Tutti sono stati guidati dal dott. Ricci, che ha commentato: «Questo premio non è solo un riconoscimento al nostro lavoro, ma serve a ricordare quanto sia fondamentale riconoscere tempestivamente la sindrome Brash, soprattutto quando è aggravata da farmaci che ne alterano la gestione clinica.»

Redazione

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Cannon P. Q. Proctor
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Monica Mercer
1 mese fa

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