Intossicazioni estive: attenzione a bacche, piante e funghi velenosi

Dal Centro Antiveleni di Verona l'allerta sui rischi legati a ingestione e contatto. Bambini e animali domestici tra i più esposti, mentre per i funghi resta fondamentale il corretto riconoscimento

centro anti veleni Verona

Con l’estate e l’aumento delle giornate trascorse all’aperto cresce l’attenzione verso bacche, piante e funghi potenzialmente tossici. Colori invitanti e somiglianze con specie commestibili possono favorire ingestioni accidentali, soprattutto tra bambini e animali domestici, mentre nel caso dei funghi il principale pericolo è rappresentato dagli errori di identificazione.

A richiamare l’attenzione sul fenomeno è il Centro Antiveleni di Verona a Borgo Trento, diretto dal dottor Giorgio Ricci, frequentemente contattato durante il periodo estivo per incidenti provocati dall’ingestione o dal contatto con specie vegetali.

I rischi non sono tutti uguali: alcune piante risultano pericolose esclusivamente se ingerite, altre possono provocare reazioni anche attraverso il contatto con pelle e mucose. Nel caso di determinati funghi velenosi, invece, le conseguenze possono arrivare fino a gravi danni epatici o renali.

Bacche velenose, attenzione alla somiglianza con i frutti commestibili

Uno dei problemi principali riguarda le bacche che possono essere confuse con alimenti comuni. È il caso del Solanum pseudocapsicum, conosciuto anche come ciliegia di Gerusalemme. Produce bacche rosse e carnose che, soprattutto agli occhi di un bambino, possono ricordare piccoli pomodori.

Un’altra pianta alla quale prestare particolare attenzione è l’Atropa belladonna. Le sue bacche lucide e scure possono essere scambiate per mirtilli a causa della forma e del colore.

Proprio l’aspetto invitante rappresenta uno dei fattori di rischio più importanti: bambini e cani possono ingerire accidentalmente bacche o parti di piante attratti dai colori, senza poter riconoscere il potenziale pericolo.

Diversa è la situazione dell’oleandro, specie ornamentale estremamente diffusa. La pianta è tossica in caso di ingestione, ma la sua presenza non significa che sia pericoloso potarla oppure toccarne normalmente foglie e fiori. Secondo le indicazioni riportate dal Centro Antiveleni, per determinare disturbi è inoltre necessaria l’ingestione di una quantità significativa.

Piante tossiche al contatto presenti anche nelle abitazioni

Non tutti i rischi richiedono l’ingestione. Alcune specie vegetali possono determinare irritazioni attraverso il semplice contatto con la pelle o le mucose.

Tra queste figurano diverse piante ornamentali molto comuni nelle abitazioni, come Spatiphyllum, Ficus benjamin, Dieffenbachia ed Euphorbia pulcherrima, meglio conosciuta come stella di Natale.

Queste specie contengono ossalati di calcio, presenti in concentrazioni particolarmente elevate nel liquido biancastro che può fuoriuscire quando viene spezzato un ramo. Il contatto può determinare dolore, arrossamento e gonfiore della zona interessata.

Particolare attenzione richiede anche l’Heracleum mantegazzianum, o Panace di Mantegazza. Il contatto può essere seguito da arrossamento, gonfiore e formazione di vescicole. Una caratteristica della reazione è il possibile peggioramento dopo l’esposizione della zona interessata alla luce solare.

Funghi velenosi, il pericolo degli errori di riconoscimento

Con i funghi il rischio principale deriva dalla difficoltà di distinguere correttamente specie commestibili e velenose. Per una persona priva di competenze specifiche, caratteristiche apparentemente simili possono portare a errori dalle conseguenze molto serie.

Le intossicazioni da funghi possono infatti manifestarsi in modi differenti. Alcune provocano disturbi gastrointestinali gestibili senza conseguenze gravi, mentre altre possono determinare lesioni importanti a fegato e reni, richiedendo ricovero e trattamenti salvavita.

Un caso particolarmente significativo riguarda le Macrolepiota procera, comunemente chiamate Mazze da tamburo, e alcune specie appartenenti al genere Lepiota, come Lepiota cristata.

Le prime sono commestibili e consumate anche nel territorio veronese. Alcune Lepiota, invece, possono contenere amatossine. Queste sostanze, anche in quantità ridotte, possono provocare danni epatici gravissimi e potenzialmente irreversibili, fino alla necessità, nei casi estremi, di un trapianto di fegato.

A Verona oltre 800 funghi esaminati sono risultati non commestibili

Per ridurre i rischi, nella provincia di Verona è disponibile il servizio dell’Ispettorato Micologico della UOC Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’ULSS 9, diretto dalla dottoressa Elisa Finco.

La consulenza micologica viene fornita gratuitamente ed è destinata sia ai raccoglitori privati, abituali oppure occasionali, sia ai turisti. Il servizio è svolto da personale sanitario iscritto al Registro Nazionale dei Micologi.

I numeri relativi al 2025 mostrano concretamente l’importanza dei controlli: su 3.241 esemplari di funghi raccolti nella provincia di Verona e sottoposti a verifica dai micologi dell’ULSS 9, 836 sono risultati non commestibili.

L’attività non riguarda esclusivamente l’identificazione della specie. Gli specialisti forniscono anche indicazioni sulla raccolta, conservazione, preparazione e consumo.

Un fungo appartenente a una specie normalmente commestibile può infatti diventare inadatto al consumo se si trova in uno stato di maturazione non corretto oppure in condizioni igieniche o di conservazione inadeguate.

Centro Antiveleni di Verona, prevenzione fondamentale durante l’estate

Il Centro Antiveleni di Verona interviene nella valutazione delle esposizioni potenzialmente pericolose, fornendo indicazioni sulle precauzioni da adottare a domicilio e stabilendo quando siano necessari accertamenti in ospedale. La struttura collabora inoltre con i micologi dell’ULSS 9 e con i reparti ospedalieri nella gestione dei pazienti intossicati.

La dottoressa Matilde Bacchion, medico del Centro Antiveleni AOUI, sottolinea come gli incidenti siano frequenti durante passeggiate nella natura e giornate trascorse all’aperto. Tra gli episodi segnalati rientrano l’ingestione accidentale da parte di bambini e animali, ma anche l’utilizzo di specie tossiche per preparare tisane e infusi dopo averle confuse con piante commestibili.

La prevenzione passa quindi dal riconoscimento corretto delle specie e dalla prudenza. Nel caso dei funghi, in particolare, l’identificazione da parte di personale qualificato rappresenta uno strumento fondamentale per evitare intossicazioni, insieme al rispetto delle corrette condizioni di maturazione, conservazione e preparazione.

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