In Italia operano 47.000 assistenti sociali, figure professionali che si dedicano al benessere di individui, famiglie e comunità. I loro interventi spaziano dalla tutela dei minori al sostegno alla genitorialità, dalla salute mentale alle misure alternative alla detenzione, fino all’assistenza per disabilità e dipendenze. Solo in Veneto se ne contano quasi 3.400, di cui 650 residenti a Verona. Nel Comune di Verona, c’è un assistente sociale a tempo indeterminato ogni 3.000 abitanti, un dato che evidenzia l’importanza crescente di questa professione in un contesto sociale sempre più complesso.
Una professione in evoluzione
Il ruolo dell’assistente sociale si rivela essenziale in una società che invecchia e in cui aumentano le fragilità. Ma come è cambiata questa figura professionale nel corso degli anni?
In occasione del 70° anniversario della formazione degli assistenti sociali a Verona, si è tenuto un importante convegno dal titolo “Il servizio sociale: fra professioni, istituzioni e territori”. L’evento, ospitato nell’aula B del Palazzo ex Economia in via dell’Artigliere 19, è stato organizzato dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, dall’Ordine Regionale degli Assistenti Sociali e dal Comune di Verona. Alla cerimonia di apertura hanno partecipato figure istituzionali di rilievo, tra cui il prorettore Diego Begalli e Valentina Moro, direttrice del Dipartimento di Scienze Umane.
L’assistente sociale oggi: tra personalizzazione e complessità
“L’assistente sociale – ha spiegato Giorgio Gosetti, sociologo del lavoro e coordinatore del convegno – lavora principalmente in enti pubblici e nel terzo settore, ma emergono sempre più opportunità nel welfare aziendale e nella libera professione”.
Nonostante il lavoro includa spesso compiti burocratici, la missione principale resta quella di rafforzare le competenze e l’autonomia di persone, famiglie e comunità. Tuttavia, la crescente complessità sociale pone nuove sfide, sia nei problemi da affrontare che nei contesti organizzativi. Questa realtà richiede un costante aggiornamento dei percorsi formativi, soprattutto per i corsi magistrali, che mirano a preparare professionisti capaci di pianificare e coordinare interventi.
Le recenti normative, che stabiliscono livelli essenziali delle prestazioni sociali uniformi sul territorio nazionale, prevedono un rapporto di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti. Questo scenario apre nuove opportunità lavorative e rafforza il radicamento territoriale della professione.
Il futuro dell’assistenza sociale: dal disagio all’agio
Il lavoro degli assistenti sociali evolve verso una doppia direzione: gestire i singoli casi con un approccio personalizzato e al contempo identificare risorse per promuovere cambiamenti sociali. L’obiettivo non è solo affrontare il disagio, ma anche favorire l’agio e la qualità della vita.
Un convegno ricco di spunti
La giornata di studi si è articolata in diverse sessioni tematiche. Tra i principali focus:
- “La formazione degli assistenti sociali: un dialogo tra istituzioni e territori”
- “L’assistente sociale di fronte ai nuovi bisogni”
- “Rom e Sinti in carcere: racconti di emarginazione e stigmatizzazione”
- “Il ruolo politico dell’assistente sociale: tra bisogni formativi e competenze attese”
Nel pomeriggio, si è dato spazio a riflessioni sulla narrazione nella relazione d’aiuto, storie di percorsi formativi e prospettive future della professione. La giornata si è conclusa con interventi sul tema delle politiche sociali, ponendo interrogativi cruciali su come affrontare le sfide di una società in trasformazione.
Una professione che guarda al domani
L’assistente sociale rappresenta un punto di riferimento fondamentale per il cambiamento e la coesione sociale. Con l’aumento della domanda di servizi personalizzati e innovativi, il ruolo di questa figura professionale continuerà ad assumere centralità nel futuro del welfare italiano.
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