La procura di Firenze ha notificato ieri, 23 maggio, la conclusione di un’indagine che coinvolge 18 persone, accusate di aver causato il fallimento di un’azienda con sede a Verona. Gli indagati avrebbero sottratto risorse finanziarie, materiali, attrezzature e contratti d’appalto per un valore totale di 5 milioni di euro, lasciando l’azienda in bancarotta.
Le accuse mosse dalla procura toscana includono emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, trasferimento fraudolento di valori e bancarotta fraudolenta. Gli indagati provengono o risiedono nelle province di Grosseto, Caserta, Roma, Pordenone, Messina, Massa Carrara, Brescia, Vicenza e Trento. Due società a responsabilità limitata di Grosseto sono anch’esse coinvolte, accusate di aver agevolato le attività del clan camorristico dei Casalesi.
L’inchiesta copre un periodo dal 2019 e indaga su vari reati economico-finanziari che avrebbero favorito e rafforzato il clan dei Casalesi. Al centro dell’indagine si trova un imprenditore originario di Caserta, trasferitosi a Grosseto e operante nel settore edile. Questo imprenditore era già stato condannato a Napoli per estorsione aggravata con metodo mafioso, per aver favorito il gruppo criminale di Vincenzo Zagaria. È accusato di aver reimpiegato almeno 300mila euro attraverso società intestate a prestanome, fondi che si presume abbiano origine illecita legata al clan dei Casalesi. Questo imprenditore è inoltre imputato per auto-riciclaggio e frode fiscale e coinvolto in altre indagini relative alla criminalità organizzata camorristica.
Le investigazioni si sono estese anche alla provincia di Verona, dove sono emersi elementi su una bancarotta legata all’imprenditore casertano e ad altri affiliati al clan dei Casalesi. Questi individui avrebbero distratto fraudolentemente quasi 5 milioni di euro, depauperando una società a responsabilità limitata di Verona e provocandone il fallimento. I fondi sottratti sarebbero stati trasferiti a favore di altre imprese a loro riconducibili.
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