Pesticidi nei giardini privati: allarme nel Veronese

Studio Isde rileva residui nell’80% dei campioni analizzati, tra le sostanze trovate anche glifosate e folpet

pesticidi trattore

Nel Veronese cresce la preoccupazione per la diffusione dei pesticidi anche in aree private. Una ricerca promossa da Isde – Medici per l’ambiente – ha evidenziato la presenza di residui chimici in oltre l’80% dei campioni analizzati, accendendo un campanello d’allarme sulla possibile esposizione dei cittadini a queste sostanze.

Le analisi, effettuate su un ampio spettro di 583 principi attivi, hanno restituito risultati significativi: residui di fitofarmaci sono stati rilevati nell’84% dei casi nel 2021 e nel 72% nel 2022.

Particolarmente interessate risultano le aree a forte vocazione agricola, soprattutto quelle legate alla viticoltura. Tuttavia, la presenza di pesticidi è stata riscontrata anche in giardini privati e spazi verdi lontani dai campi trattati, suggerendo una diffusione più ampia del previsto.

Secondo gli esperti, questo fenomeno indica una possibile “esposizione residenziale” ai fitofarmaci, ovvero il contatto involontario delle persone con sostanze chimiche attraverso l’aria o la pelle. La rilevazione di questi composti su piante ornamentali o domestiche implica infatti che le particelle si siano disperse oltre le aree di utilizzo diretto.

Il quadro appare ancora più rilevante se si considerano le normative vigenti. Il Piano d’azione nazionale prevede distanze di sicurezza tra le aree trattate e gli spazi abitati, stabilendo una fascia minima di 30 metri, riducibile a 10 solo con specifiche precauzioni. In Veneto, tali limiti diventano più stringenti in presenza di ambienti sensibili come laghi, zone umide o allevamenti.

Nonostante queste misure, i dati raccolti suggeriscono che le barriere attuali potrebbero non essere sufficienti. Residui sono stati individuati anche in giardini protetti da recinzioni o altre strutture, segno che la dispersione dei pesticidi può superare gli ostacoli fisici e raggiungere contesti non direttamente coinvolti nei trattamenti agricoli.

L’analisi ha inoltre identificato numerose sostanze potenzialmente dannose. Tra queste figurano composti irritanti e tossici come ametotracina, permetrina e tau-fluvalinate, ma anche principi attivi considerati pericolosi per la salute, tra cui indoxacarb, dimetomorf e cypermetrina. Particolarmente rilevante è la presenza di glifosate, spesso associato a rischi cancerogeni e vietato negli spazi pubblici.

Il composto più frequentemente rilevato è il folpet, largamente utilizzato in agricoltura e in particolare nella viticoltura. In Veneto se ne impiegano circa 1.100 tonnellate l’anno, e secondo alcune ricerche potrebbe essere correlato a specifiche patologie tumorali.

Questi risultati aprono interrogativi sull’efficacia delle strategie di contenimento attualmente adottate. La diffusione dei pesticidi oltre le aree agricole pone una questione ambientale e sanitaria, soprattutto in territori caratterizzati da un’elevata densità di coltivazioni intensive.

La ricerca evidenzia dunque la necessità di approfondire il fenomeno e valutare eventuali interventi correttivi. Il monitoraggio continuo e una revisione delle pratiche agricole potrebbero rappresentare strumenti fondamentali per ridurre l’impatto dei fitofarmaci e garantire una maggiore tutela della popolazione.

Redazione

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