Mensa universitaria a km0, Verona modello di welfare generativo

Coldiretti, Esu e Panta Rei siglano l’intesa: nella Galleria Filippini nasce l’unico ristorante universitario a km0 d’Italia tra filiera corta e inclusione sociale

A Verona la mensa universitaria si trasforma in un laboratorio sociale dove il cibo diventa strumento di inclusione, sviluppo locale e sostenibilità. In Galleria Filippini prende forma un modello unico in Italia: il ristorante universitario a km0, frutto della collaborazione tra Coldiretti Verona, ESU e la Cooperativa Sociale Panta Rei.

L’accordo ufficializza un percorso già avviato, ma che nel 2026 assume un significato ancora più strutturato. Il Mercato Coperto di Campagna Amica non è più soltanto uno spazio dedicato alla vendita diretta dei prodotti agricoli: si consolida come piattaforma di “welfare generativo”, capace di coniugare filiera corta, attenzione al territorio e opportunità lavorative per persone in condizioni di fragilità.

La novità più significativa riguarda proprio l’ingresso operativo della cooperativa Panta Rei nella gestione della cucina universitaria. Da gennaio sono i lavoratori coinvolti nei percorsi di reinserimento a occuparsi della preparazione dei pasti, portando in tavola non solo ingredienti locali e stagionali, ma anche un valore sociale aggiunto. Il principio è chiaro: il lavoro può diventare uno strumento di riscatto e dignità.

Tra le proposte che caratterizzano il nuovo corso spicca l’“Angolo Focaccia”, realizzata nel forno del carcere di Verona nell’ambito del “Progetto Al Fresco”. Un’iniziativa che amplia ulteriormente la rete solidale intorno al progetto, integrando il mondo agricolo, quello universitario e le realtà impegnate nel reinserimento sociale.

I numeri confermano la solidità dell’esperienza. In poco più di due anni sono stati serviti quasi 60 mila pasti, segnale di un apprezzamento costante da parte dell’utenza studentesca. Particolarmente significativo il dato sulla provenienza degli iscritti all’Università di Verona che frequentano la mensa: il 30% è composto da studenti stranieri provenienti da 30 diversi Paesi, mentre il 77% degli italiani arriva da fuori regione.

La Galleria Filippini si è così trasformata nella prima vetrina dei sapori veronesi per migliaia di giovani. Il modello della stagionalità e della filiera corta si dimostra attrattivo anche in un contesto internazionale, parlando una lingua condivisa fatta di qualità, tracciabilità e sostenibilità ambientale.

L’impatto del progetto supera i confini del servizio di ristorazione. La rettrice dell’Università di Verona, Chiara Leardini, ha evidenziato come il benessere degli studenti passi anche attraverso un’alimentazione equilibrata e responsabile. La mensa diventa così parte integrante delle politiche di welfare universitario, contribuendo a creare un ambiente più inclusivo e attento alla salute.

Anche l’amministrazione comunale guarda all’iniziativa come a un tassello di una strategia più ampia di rigenerazione urbana. È stato annunciato infatti che il quartiere Filippini sarà oggetto di un piano di riqualificazione inserito nel bilancio 2026, con l’obiettivo di rilanciarne il ruolo nel centro storico e superare criticità accumulate negli anni.

In un contesto dominato dalla standardizzazione alimentare e dalla logica del consumo rapido, Verona propone un’alternativa concreta. Il ristorante universitario a km0 unisce agricoltori, studenti e persone in percorsi di reinserimento in un’unica filiera etica, dimostrando che economia locale e coesione sociale possono procedere insieme.

Come ha sottolineato il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini, il cibo può diventare un catalizzatore di coesione. A Verona questa affermazione prende forma quotidianamente tra i tavoli della mensa universitaria, dove territorio, inclusione e futuro si incontrano in un progetto che guarda oltre il semplice servizio di ristorazione.

Redazione

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