La Guardia di Finanza di Verona ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino rumeno, già sottoposto a misura interdittiva per reati legati alla contraffazione di sigilli pubblici e atti notarili. L’aggravamento della misura cautelare è stato disposto dal GIP del Tribunale di Verona, su richiesta della Procura della Repubblica, a seguito della persistente violazione delle prescrizioni imposte.
Sotto accusa un’attività illecita tra Italia e Romania
Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Verona, avevano inizialmente portato a una misura interdittiva nel mese di aprile 2025. Le Fiamme Gialle avevano scoperto un complesso sistema attraverso il quale l’uomo agiva come consulente per pratiche legate alla legalizzazione e certificazione di atti validi tra l’Italia e la Romania. Tuttavia, invece di rivolgersi alle autorità competenti, produceva direttamente la documentazione, utilizzando sigilli e timbri falsificati.
Timbri falsi e firme inventate: il sistema smascherato dalla Finanza
Nel corso delle investigazioni, i finanzieri hanno eseguito perquisizioni e sequestri probatori che hanno portato al ritrovamento di timbri contraffatti, alcuni con l’emblema della Repubblica Italiana, altri con l’aquila della Romania, nonché firme di funzionari pubblici e notai inesistenti. Tra il materiale sequestrato figurano dispositivi informatici e una vasta mole di documenti cartacei, dai quali è emerso che l’indagato creava atti notarili, legalizzazioni e certificazioni completamente fittizie.
Guadagni illeciti non dichiarati e verifica fiscale in corso
Nonostante fosse formalmente quasi privo di reddito negli ultimi quattro anni, l’uomo aveva incassato decine di migliaia di euro grazie alla sua attività di falsificazione e consulenza abusiva. Questo elemento ha portato all’attivazione di una verifica fiscale da parte della Guardia di Finanza, finalizzata a ricostruire i flussi economici derivanti dall’attività illecita.
Violazione della misura interdittiva: accertati almeno 50 nuovi casi
Nonostante l’interdizione per un anno dall’attività di consulenza e asseverazione, imposta dal GIP nella prima ordinanza, l’indagato ha continuato ad operare indisturbato. Sopralluoghi nei suoi uffici, riscontri documentali e testimonianze di clienti hanno permesso di accertare almeno 50 nuovi episodi in cui ha svolto attività non autorizzata. Numerose persone hanno confermato di aver ricevuto servizi di consulenza nelle settimane successive alla misura cautelare originaria.
In carcere su richiesta della Procura di Verona
Alla luce delle nuove evidenze raccolte, la Procura della Repubblica ha richiesto l’aggravamento della misura, ottenendo dal GIP l’autorizzazione alla custodia cautelare in carcere. L’uomo è stato quindi tradotto presso il carcere di Verona, interrompendo un’attività che, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto continuare a produrre danni significativi sia ai cittadini coinvolti, sia all’integrità dei sistemi di certificazione pubblica.
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