Il diabete infantile è in crescita e preoccupa medici e famiglie, in particolare per la comparsa di gravi complicanze come la chetoacidosi diabetica. A lanciare l’allarme è l’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona, dove tre bambini – di età inferiore ai sei anni, tra i 6 e i 12 e di 15 anni – sono stati recentemente ricoverati per chetoacidosi diabetica grave, un quadro clinico acuto che può mettere a rischio la vita e provocare danni permanenti.
I numeri di un’emergenza silenziosa
Sono circa 20.000 i casi di diabete di tipo 1 tra bambini e adolescenti in Italia, con una prevalenza che colpisce un minore su 800 nel solo Veneto. A livello globale, si stimano oltre un milione di casi. Ma a preoccupare è soprattutto l’esordio non riconosciuto: più del 40% dei bambini riceve la diagnosi in stato di chetoacidosi, una condizione grave legata all’assenza di insulina, che porta l’organismo a produrre chetoni in eccesso, alterando profondamente l’equilibrio metabolico.
Il prof. Claudio Maffeis, direttore della Pediatria B – Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica – chiarisce: «Il diabete di tipo 1 non è legato all’alimentazione e non è ereditario come il diabete dell’adulto. Si tratta di una malattia autoimmune che può colpire chiunque prima dei 20 anni». I sintomi d’esordio sono spesso chiari, ma ancora troppo sottovalutati: sete intensa, urinazione frequente, perdita di peso, stanchezza e nausea.
L’importanza della diagnosi precoce e dello screening
Presso il Centro di Verona è attivo da oltre trent’anni uno screening gratuito per i familiari a rischio (fratelli, sorelle, figli di persone con diabete tipo 1), con test specifici di glicemia e autoanticorpi. Questo consente di individuare precocemente il diabete o la condizione di prediabete, evitando il rischio di complicanze gravi.
Il Centro fornisce anche trattamenti immunomodulanti innovativi, oltre a tecnologie avanzate come sensori glicemici e consulenze di telemedicina. Secondo Maffeis, lo screening precoce consente di ritardare l’esordio della malattia o di iniziare subito le terapie, migliorando la qualità di vita e riducendo il rischio di complicanze croniche.
Alleanza tra medici, famiglie e istituzioni
Per combattere l’aumento del diabete infantile è fondamentale una rete sinergica tra pediatri, scuole, famiglie e istituzioni. Per questo, nel mese di aprile, il Centro ha avviato una campagna informativa capillare nel Veneto, rivolta a medici di base, farmacisti e studenti, in collaborazione con l’Associazione Giovani e Diabete di Verona.
L’iniziativa include:
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Locandine informative per ambulatori e scuole
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Video divulgativi per sensibilizzare sui sintomi e sulla diagnosi precoce
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Webinar formativi promossi dall’Ordine dei Medici
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Coinvolgimento delle scuole superiori con percorsi di biologia a curvatura biomedica nei licei Maffei, Copernico e Galilei
Il presidente dell’Ordine dei Medici, prof. Alfredo Guglielmi, ha dichiarato: «La tutela della salute pubblica passa attraverso l’educazione sanitaria. Vogliamo favorire il dialogo tra medici e cittadini, per diffondere correttamente le informazioni sul diabete di tipo 1».
Prevenzione già dalla nascita
L’informazione parte anche durante i corsi di preparazione al parto, grazie al contributo delle ostetriche, come sottolineato dal prof. Massimo Franchi, direttore del Dipartimento Materno Infantile: «È una prevenzione che comincia prima ancora della diagnosi: spieghiamo ai futuri genitori come riconoscere i sintomi e come comportarsi».
Infine, Callisto Marco Bravi, direttore generale di AOUI Verona, rimarca il valore della diagnosi precoce: «Negli USA la prevenzione è potenziata da screening assicurativi. In Italia non siamo ancora a quel livello, ma grazie ai nostri centri d’eccellenza possiamo intervenire in tempo e salvare vite. Le nuove terapie monoclonali sono efficaci se avviate subito dopo l’esordio».
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