La circolare del Ministero dell’Interno diffusa lo scorso novembre ha segnato una svolta netta per il settore degli affitti brevi, imponendo nuove regole per la gestione del check-in. I gestori sono ora obbligati a incontrare fisicamente gli ospiti, in linea con l’articolo 109 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps), per motivi di sicurezza e ordine pubblico.
Roma e Firenze smantellano le key box
Le conseguenze si stanno già facendo sentire in molte città italiane, in particolare nei centri storici di Roma e Firenze. Le amministrazioni locali hanno avviato la rimozione delle cosiddette “key box”, le cassette fissate alle facciate dei palazzi che custodivano le chiavi degli alloggi destinati a locazioni turistiche. Con l’obbligo di check-in de visu, questi strumenti hanno perso la loro funzione, diventando elementi di disturbo estetico e urbano, soprattutto quando installati su edifici storici sottoposti a vincoli della Soprintendenza.
Il meccanismo ormai superato prevedeva che il cliente prenotasse online, inviasse i documenti da remoto e ricevesse un codice per aprire il contenitore con le chiavi, senza mai incontrare il proprietario. Una prassi comoda ma priva di verifiche reali sull’identità dell’ospite, con potenziali implicazioni in termini di sicurezza.
Venezia prepara un regolamento, Verona resta fuori
A Venezia, l’amministrazione comunale sta lavorando a un regolamento ad hoc per adeguarsi alla normativa nazionale, sebbene non sia ancora stato emesso un ordine formale per la rimozione delle key box. Tuttavia, il divieto di check-in digitale resta valido su tutto il territorio nazionale.
Situazione opposta a Verona, dove l’amministrazione non rileva alcuna emergenza. La polizia locale conferma che in città le key box sono pochissime e non rappresentano un problema di decoro pubblico. Per questo motivo, non è prevista l’adozione di nuove regole in materia, né la necessità di un intervento normativo analogo a quello in corso a Venezia o già operativo a Roma e Firenze.
Dal comando di via del Pontiere sottolineano che i controlli sulle strutture ricettive avvengono settimanalmente, e le violazioni del Tulps sono rare. L’amministrazione guidata dal sindaco Tommasi, dunque, non inserisce la questione tra le priorità.
Le polemiche delle associazioni di categoria
Le nuove disposizioni non sono però accolte con favore da tutti. Le associazioni di categoria criticano l’obbligo di check-in in presenza, considerato un aggravio gestionale che comporta aumenti di costi e complessità operative, soprattutto per chi gestisce più immobili. L’identificazione fisica dell’ospite obbliga infatti a modificare processi automatizzati e organizzare presìdi umani, con impatto diretto sul modello di business.
Dall’altra parte, per le forze dell’ordine la misura rappresenta una garanzia fondamentale per la sicurezza pubblica, in grado di prevenire l’uso degli alloggi da parte di soggetti pericolosi, anche legati a reti criminali o terroristiche. Un compromesso, dunque, tra tutela della privacy, esigenze operative e interesse collettivo.
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