Pieghe di pietra, la scultura contemporanea dialoga con l’antico a Verona

Al Museo Archeologico al Teatro Romano arriva “Genesi” di Raffaello Galiotto: l’esposizione curata da Alfonso Cariolato unisce tecnologia, marmo e tradizione classica

Pieghe di Pietra - Genesi.

Dal 22 settembre 2026 al 6 gennaio 2027 il Museo Archeologico al Teatro Romano di Verona ospita “Pieghe di pietra”, esposizione curata da Alfonso Cariolato e dedicata alla ricerca scultorea di Raffaello Galiotto.

L’iniziativa rientra nel programma di Marmomac and the city ed è stata segnalata da ArtVerona, confermando il dialogo tra arte contemporanea, patrimonio storico e sperimentazione tecnologica.

Al centro della mostra si trova l’opera “Genesi”, una scultura realizzata in Bronzetto di Verona che nasce come progetto site specific pensato per entrare in relazione con gli spazi e le collezioni del Museo Archeologico al Teatro Romano.

L’esposizione propone un confronto tra la ricerca artistica contemporanea e la tradizione della scultura antica, attraverso il tema della piega come elemento capace di trasformare la materia e suggerire il movimento.

“Genesi” e il dialogo con la scultura antica veronese

Dopo la precedente esperienza di “Axis mundi”, presentata nel 2025 nel cortile del Museo Lapidario Maffeiano, Raffaello Galiotto torna a confrontarsi con la storia artistica della città scaligera.

La nuova opera nasce da un approfondimento archeologico e storico-artistico sulle sculture di epoca repubblicana e imperiale conservate a Verona e ospitate nel refettorio del Convento di San Girolamo, sede del Museo Archeologico al Teatro Romano dal 1914.

Il progetto mette in relazione le forme del passato con una modalità produttiva contemporanea, basata sull’incontro tra ideazione digitale e lavorazione tecnologica della pietra.

La scultura prende infatti forma attraverso un disegno digitale che viene successivamente trasformato in algoritmo e affidato a macchinari a controllo numerico, strumenti che consentono di ampliare le possibilità espressive della lavorazione lapidea.

La piega come origine della forma

Secondo Alfonso Cariolato, elemento centrale della ricerca è la piega, considerata fin dall’antichità uno dei punti fondamentali attraverso cui la scultura riesce a rappresentare la trasformazione della materia.

La piega diventa così il luogo in cui la rigidità della pietra sembra acquisire leggerezza e movimento.

Nell’opera di Galiotto questo elemento non rappresenta più soltanto un dettaglio della superficie o un riferimento al tessuto che ricopre una figura umana, ma assume un ruolo autonomo diventando esso stesso protagonista della composizione.

La ricerca dello scultore si concentra sul processo interno della materia, sul modo in cui il marmo può sviluppare una forma attraverso un continuo movimento ideale.

La tecnologia, in questo percorso, non sostituisce il gesto creativo dell’artista, ma diventa uno strumento per ampliare le possibilità della scultura.

Tecnologia e tradizione classica si incontrano

L’utilizzo delle macchine a controllo numerico rappresenta uno degli aspetti più innovativi del lavoro di Galiotto.

La progettazione digitale permette infatti di raggiungere livelli di precisione e complessità difficilmente ottenibili attraverso i soli strumenti manuali.

Il rapporto tra innovazione tecnologica e cultura classica diventa così il cuore della mostra: due dimensioni apparentemente lontane che trovano un punto di incontro nella ricerca sulla forma.

L’opera contemporanea permette inoltre di osservare con una prospettiva diversa le collezioni archeologiche del museo, in particolare le sculture provenienti dal centro storico di Verona considerate tra le testimonianze più significative della produzione artistica cisalpina.

Verona riscopre le proprie pietre attraverso il contemporaneo

L’assessora alla Cultura Marta Ugolini ha sottolineato il valore dell’inserimento di “Genesi” all’interno del Museo Archeologico al Teatro Romano.

L’opera consente infatti di creare un collegamento tra la sensibilità artistica attuale e le radici più antiche della città, proprio nel luogo in cui si sviluppò la prima Verona oltre duemila anni fa.

Il contemporaneo diventa uno strumento per rileggere il patrimonio storico con nuovi punti di vista e mostrare la continuità della ricerca artistica nel tempo.

La mostra “Pieghe di pietra” rappresenta quindi un percorso tra passato e futuro, dove marmo, archeologia e innovazione tecnologica si incontrano per raccontare nuove possibilità della scultura.

Redazione

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