Verona, allarme sul DDL caccia: “A rischio biodiversità e aree protette”

L’associazione Verona Polis critica il disegno di legge nazionale: contestate l’estensione delle specie cacciabili e le nuove regole su tempi, strumenti e zone di caccia

cacciatore

Il disegno di legge sulla caccia attualmente in discussione a livello nazionale accende il dibattito anche a Verona. A intervenire è l’associazione Verona Polis, che esprime forti perplessità sulle modifiche normative proposte, ritenute potenzialmente impattanti per il patrimonio faunistico, ambientale e paesaggistico non solo del territorio scaligero ma dell’intero Paese.

Secondo il presidente dell’associazione, Giorgio Massignan, il provvedimento introdurrebbe un cambiamento significativo nella definizione stessa dell’attività venatoria, arrivando a considerare i cacciatori come “bioregolatori” e la caccia come uno strumento funzionale alla conservazione della biodiversità e degli ecosistemi. Una lettura che, secondo i critici, rappresenterebbe una svolta concettuale controversa rispetto all’attuale impianto normativo.

Tra i punti più contestati figura l’ampliamento delle specie cacciabili, che includerebbe anche animali attualmente tutelati, e l’estensione delle aree in cui l’attività venatoria sarebbe consentita. Il testo, secondo quanto denunciato, potrebbe infatti aprire alla caccia anche in contesti oggi protetti come parchi, aree naturali e tratti costieri.

Ulteriori criticità riguarderebbero la possibilità di intervenire sui calendari venatori, con una maggiore flessibilità che potrebbe consentire attività di caccia anche durante periodi sensibili come la migrazione e la nidificazione. Viene inoltre evidenziata la possibilità di utilizzo di strumenti tecnologici avanzati, come visori notturni, e di modalità di caccia più invasive rispetto agli attuali limiti normativi.

Nel dibattito rientra anche il tema dei richiami vivi, per i quali si ipotizzerebbe un allentamento delle restrizioni, consentendo un uso più ampio degli animali come supporto acustico durante le attività di appostamento.

Per i sostenitori delle posizioni critiche, queste modifiche rischierebbero di generare un forte impatto sugli equilibri ecosistemici, oltre a sollevare questioni legate alla sicurezza pubblica e alla compatibilità con le direttive europee in materia ambientale. L’allarme riguarda anche la possibile apertura di conflitti normativi con gli standard comunitari di tutela della fauna selvatica.

Il dibattito si inserisce in un contesto più ampio di confronto tra esigenze di gestione faunistica, attività venatoria e tutela ambientale, un equilibrio da sempre oggetto di tensioni tra diverse sensibilità politiche e sociali.

L’associazione Verona Polis ribadisce quindi la richiesta di un ripensamento complessivo del provvedimento, invitando a mantenere centrale il principio di tutela della biodiversità e il rispetto delle norme scientifiche ed europee.

Redazione

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