La Sindrome del bambino scosso (SBS) torna al centro dell’attenzione sanitaria a Verona grazie a una campagna di sensibilizzazione promossa dall’Azienda ospedaliera universitaria integrata. L’iniziativa, realizzata in occasione delle giornate nazionali dedicate alla prevenzione, punta a informare genitori e caregiver su un fenomeno ancora poco conosciuto ma estremamente pericoloso.
La SBS è una forma di maltrattamento infantile che può verificarsi anche in modo inconsapevole, spesso quando un adulto, esasperato dal pianto del neonato, lo scuote nel tentativo di calmarlo. Questo gesto, apparentemente banale, può causare conseguenze devastanti: danni neurologici permanenti e, nei casi più gravi, la morte. I soggetti più a rischio sono i bambini sotto i due anni, con una maggiore incidenza tra le due settimane e i sei mesi di vita.
A livello internazionale si stimano 20-30 casi ogni 100 mila bambini, ma il dato reale potrebbe essere più alto a causa della difficoltà nel diagnosticare la sindrome. Anche a livello locale il fenomeno è presente: a Verona si registrano circa 3-5 casi ogni anno, secondo i dati dell’Aoui.
Per aumentare la consapevolezza, sono stati attivati info point all’ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento e in piazza Vittorio Veneto, portando la prevenzione anche fuori dalle strutture sanitarie. L’iniziativa è stata sviluppata in collaborazione con Terre des Hommes e Simeup.
Uno degli aspetti più critici della sindrome riguarda la diagnosi. I sintomi sono spesso generici e difficili da riconoscere, tra cui vomito, irritabilità, difficoltà nell’alimentazione, letargia e convulsioni. Nei casi più gravi si possono verificare alterazioni della coscienza fino all’arresto cardiorespiratorio. Questa aspecificità rende fondamentale non sottovalutare alcun segnale e rivolgersi tempestivamente al Pronto soccorso.
Le conseguenze possono essere estremamente severe: oltre la metà dei bambini colpiti sviluppa danni cerebrali permanenti, con possibili disturbi cognitivi, comportamentali e ritardi nello sviluppo. Nei casi più estremi, la sindrome può portare al decesso: secondo i dati disponibili, un neonato su quattro non sopravvive.
L’analisi dei casi seguiti a Verona evidenzia inoltre un contesto spesso complesso: il 65% dei bambini proviene da situazioni familiari fragili, caratterizzate da problematiche come depressione, dipendenze o episodi di violenza. In molti casi, non si tratta del primo accesso al Pronto soccorso, segno di situazioni già critiche.
Gli specialisti sottolineano con forza l’importanza della prevenzione, sintetizzata in un messaggio chiaro: mai scuotere un bambino. In presenza di pianto inconsolabile, è fondamentale adottare strategie alternative, come cullarlo, verificare i bisogni primari o creare un ambiente rassicurante. Se la tensione aumenta, è consigliato allontanarsi temporaneamente lasciando il neonato in un luogo sicuro e chiedere aiuto.
La campagna mira quindi a diffondere una maggiore consapevolezza su un gesto che può avere conseguenze irreversibili, promuovendo comportamenti corretti e il ricorso ai servizi sanitari in caso di difficoltà.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.