Le ricerche per ritrovare Diego Baroni, il quattordicenne scomparso lunedì scorso da San Giovanni Lupatoto, proseguono senza sosta. La Procura di Verona ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di sottrazione di minore, ipotesi che prende corpo di fronte alla possibilità che il ragazzo non sia solo, ma stia ricevendo supporto esterno nella sua fuga.
L’allontanamento sembra volontario, secondo quanto emerge dalle indagini, ma il fatto che Diego non abbia fornito alcuna comunicazione alla famiglia da oltre una settimana solleva dubbi sulla possibilità che stia eludendo le ricerche con l’aiuto di qualcuno. In particolare, gli inquirenti ritengono plausibile che sia ospitato da terze persone, ipotesi che, se confermata, configurerebbe un coinvolgimento penalmente rilevante.
L’ultima testimonianza certa risale alla mattina della scomparsa, quando una ex compagna delle medie lo ha visto alla stazione di Porta Nuova a Verona. Diego avrebbe riferito di essere diretto a Milano per far visita ad amici, ma né i familiari né gli amici più stretti sono a conoscenza di persone conosciute nella città lombarda.
Il suo cellulare ha agganciato alcune celle a Milano il 12 gennaio, ma da allora il silenzio è quasi totale. Solo un paio di attività su TikTok e due accettazioni di richieste di amicizia lasciano supporre che il telefono sia ancora nelle sue mani, seppur in modalità offline, probabilmente connesso saltuariamente a reti Wi-Fi pubbliche per evitare il tracciamento. Alcuni compagni della squadra di basket hanno segnalato di aver ricevuto da lui la notifica dell’accettazione della richiesta di amicizia, ma nessuna comunicazione diretta è stata registrata.
Nel frattempo, la comunità locale si stringe attorno alla famiglia. Lunedì sera, a Pozzo, circa 2.000 persone hanno partecipato a un corteo silenzioso, esprimendo solidarietà e speranza per un ritorno sicuro del ragazzo. Presenti anche rappresentanti istituzionali e il vescovo Domenico Pompili, che ha lanciato un appello pubblico a non lasciare solo Diego.
Un elemento che rafforza l’idea di una partenza pianificata riguarda il fatto che, secondo quanto riferito da amici e conoscenti, il giovane avrebbe portato con sé una borsa contenente alcuni vestiti. Un dettaglio che suggerisce un possibile allontanamento premeditato, anziché un gesto impulsivo.
L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Mauro Leo Tenaglia e dal procuratore Raffaele Tito. Parallelamente, si moltiplicano gli appelli pubblici, sui social e in televisione, con la speranza che qualcuno possa riconoscere Diego e fornire informazioni decisive per riportarlo a casa.
Chiunque abbia visto Diego o possieda informazioni utili è invitato a contattare immediatamente le autorità competenti. La priorità resta quella di garantire il suo rientro in sicurezza e fornire risposte a una famiglia stretta tra la paura e l’attesa.
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