Nella puntata di domenica 16 novembre, Report è tornata a occuparsi di Verona, concentrando buona parte dell’inchiesta sui presunti rapporti tra candidati di Fratelli d’Italia e ambienti della criminalità organizzata calabrese. Il servizio, firmato dal giornalista Walter Molino, si collega a un’indagine già affrontata dal programma circa dieci anni fa, all’epoca della storica inchiesta condotta da Sigfrido Ranucci, che aveva generato forti tensioni con l’allora sindaco Flavio Tosi.
Anche stavolta, Tosi viene nuovamente citato, ma l’attenzione principale è rivolta a Stefano Casali e David Di Michele, candidati alle prossime elezioni regionali in Veneto con Fratelli d’Italia.
Le risposte di Casali e Di Michele: “Accuse infondate”
Stefano Casali, raggiunto durante un evento pubblico per la presentazione dei candidati veronesi del partito, ha scelto di rispondere per iscritto alla redazione di Report, negando ogni legame con Domenico Mercurio, collaboratore di giustizia e fonte chiave delle affermazioni contenute nel servizio. Le accuse, secondo quanto emerge dal programma, riguarderebbero presunte convergenze tra ambienti politici locali e la ‘ndrangheta, tese a consolidare pacchetti di voti e influenze nel territorio.
David Di Michele, vice sindaco di Lavagno e vicepresidente della Provincia di Verona, ha invece definito “distorta e priva di fondamento” la ricostruzione proposta da Report. In un’intervista rilasciata all’inviato del programma, Di Michele ha sottolineato di non aver mai avuto rapporti con Mercurio e di essere privo di carichi pendenti, con una candidatura pienamente conforme alle verifiche effettuate dalla Commissione Antimafia.
Controlli dell’Antimafia e polemiche sul ruolo del servizio pubblico
Il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Ciro Maschio, nonché presidente della Commissione Giustizia della Camera, ha ribadito durante la presentazione della lista che tutti i profili dei candidati sono stati vagliati dalla Commissione parlamentare Antimafia, senza che siano emerse criticità.
Tuttavia, Report solleva dubbi sull’effettiva trasparenza del meccanismo di verifica, richiamando nella sinossi della puntata la domanda centrale: “Per la Commissione Antimafia non ci sono candidati impresentabili, ma è davvero così?”
La tempistica della messa in onda – a pochi giorni dal voto – ha alimentato ulteriori tensioni. Di Michele ha infatti annunciato di aver dato mandato ai propri legali di tutelare la propria onorabilità, accusando la trasmissione di voler influenzare l’opinione pubblica in un momento delicato.
Mercurio, la fonte contestata: credibilità già messa in discussione
Al centro della polemica c’è Domenico Mercurio, ex appartenente alla criminalità organizzata calabrese e oggi collaboratore di giustizia. Alcune delle sue dichiarazioni – già utilizzate in passato in contesti investigativi – sono state ritenute non credibili da diversi atti giudiziari, come ricordato dai diretti interessati. Tuttavia, Report ha scelto di riproporle, collegandole a nuovi contesti e nomi, rilanciando così l’allarme sui rischi di infiltrazione della criminalità organizzata nella politica locale.
La politica scaligera ancora al centro dell’informazione d’inchiesta
L’episodio dimostra come Verona continui a essere al centro dell’interesse giornalistico nazionale per le possibili interferenze tra mondo politico e ambienti mafiosi. Il programma di RaiTre riapre un capitolo delicato, mettendo nuovamente sotto esame la trasparenza dei processi politici e la tenuta dei sistemi di controllo istituzionale.
In attesa di eventuali sviluppi giudiziari o rettifiche ufficiali, il dibattito sul rapporto tra media, politica e giustizia resta acceso, con tensione crescente a pochi giorni dalle elezioni regionali.
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