La morte di Warnakalasurija Pahasara Nuwanidu Thamel, 16 anni appena compiuti, ha lasciato una ferita profonda in tutta la comunità veronese. Un dolore che attraversa la famiglia, la scuola, gli educatori, ma anche i proprietari dell’abitazione dove si è consumata la tragedia. Il ragazzo, affetto da un grave deficit cognitivo, è stato ritrovato senza vita in una piscina privata, a pochi passi dall’istituto Don Calabria, da cui era uscito senza che nessuno se ne accorgesse.
Il padre del ragazzo, Warnakulasurija Majura Darshala Thamel, ha incontrato ieri i responsabili della scuola, affiancato dall’avvocato Andrea Marzorati e da Marco Zanoni, per chiedere chiarimenti sull’accaduto. «Abbiamo bisogno di risposte. Vogliamo giustizia e verità per Pahasara», ha dichiarato il legale, che ha compiuto un sopralluogo nell’istituto per verificare l’accessibilità delle uscite di sicurezza.
Secondo quanto riferito, la porta utilizzata dal giovane per uscire era una “bocca di fuga” non allarmata, quindi priva di segnalazioni sonore al momento dell’apertura. Una circostanza che ha sollevato interrogativi sulla sicurezza della struttura e sulla sorveglianza attiva nei momenti critici. L’allontanamento del ragazzo sarebbe avvenuto intorno alle 9, come testimoniato dalle telecamere di una villetta vicina. La morte per annegamento è stata registrata alle 9.27.
Tra i punti critici evidenziati dalla famiglia c’è un vuoto temporale tra la scomparsa del giovane e l’avvio delle ricerche. L’allarme alle forze dell’ordine è stato formalizzato solo alle 11.14, due ore dopo che il ragazzo aveva lasciato la scuola. In precedenza, era stata fatta una segnalazione interlocutoria ai carabinieri, che avevano consigliato di contattare la questura, competente per l’area. La famiglia, avvisata tramite un cugino, si è inizialmente rivolta ai carabinieri, complicando ulteriormente le tempistiche della denuncia formale.
L’intervento dei soccorsi è avvenuto troppo tardi: quando sono partite le ricerche ufficiali, Pahasara era già deceduto. Il padre ha ripercorso, con dolore composto, ogni momento del tragico ritrovamento: è stato lui stesso a recuperare il corpo del figlio dalla piscina. Un gesto che ha segnato per sempre il suo vissuto e quello della famiglia, originaria dello Sri Lanka, oggi distrutta dalla perdita.
Non è la prima volta che un ospite del centro si avventura nella proprietà dove è avvenuta la tragedia. I residenti hanno riferito di un episodio analogo accaduto anni prima, quando un altro ragazzo era entrato per sbaglio nella casa, raggiungendo il bagno prima di essere trovato.
Il direttore della scuola, Federico Patuzzo, ha espresso il cordoglio di tutta la comunità educativa, spiegando le dinamiche dell’incidente. Secondo la sua versione, l’insegnante responsabile si era allontanata brevemente per fare delle fotocopie e si è accorta dell’assenza di Pahasara solo successivamente. «Abbiamo pensato fosse in giardino, poi, non trovandolo, abbiamo cercato ovunque. Quando abbiamo capito che non era all’interno, abbiamo allertato la famiglia e le autorità», ha dichiarato. «È una tragedia che ci segna profondamente. Staremo vicini alla famiglia, l’unica cosa che possiamo fare adesso.»
Il caso ha riacceso l’attenzione sulla gestione della sicurezza nelle scuole che accolgono ragazzi con disabilità, dove il delicato equilibrio tra autonomia e protezione può trasformarsi in tragedia se non monitorato con strumenti adeguati.
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