È scattata in tutta Italia una vasta operazione della Polizia di Stato contro la criminalità legata a gruppi di origine cinese, con l’obiettivo di contrastare reati connessi a immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, traffico di droga, lavoro nero, contraffazione e possesso illegale di armi. Il blitz, coordinato dal Servizio centrale operativo (SCO) e conclusosi il 3 agosto 2025, ha coinvolto oltre trenta province, compresa Verona, dove sono stati effettuati controlli in 11 esercizi commerciali, tra cui tre centri massaggi.
L’operazione “ad alto impatto” si inserisce in un progetto nazionale di contrasto alla criminalità organizzata che dal 2023 ha già riguardato altre aree sensibili come devianza giovanile, sfruttamento della manodopera e prostituzione. A Verona, l’attività è stata condotta dalla squadra mobile in collaborazione con l’ufficio immigrazione, la divisione PA.S.I. e l’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico.
Nel capoluogo scaligero sono state identificate 75 persone. Una è stata arrestata in esecuzione di un ordine di carcerazione, un’altra denunciata per irregolarità sul territorio nazionale, mentre un cittadino straniero è stato raggiunto da un provvedimento di espulsione con obbligo di lasciare il Paese entro sette giorni.
A livello nazionale, i risultati dell’operazione sono rilevanti:
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13 arresti, tra cui persone accusate di spaccio, sfruttamento della prostituzione, rapina, furto, estorsione e cumulo pene;
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31 soggetti denunciati in stato di libertà;
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1.942 persone identificate;
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305 attività commerciali controllate, di cui 2 poste sotto sequestro;
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248 veicoli controllati in 52 posti di blocco;
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550 grammi di shaboo sequestrati, equivalente a circa 5.500 dosi;
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22.825 euro in contanti sequestrati;
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29 sanzioni amministrative elevate per un totale di oltre 73.000 euro.
L’inchiesta è stata preceduta da una lunga fase di indagine avviata dallo SCO in collaborazione con le squadre mobili locali. Le investigazioni hanno permesso di mappare diversi gruppi criminali formati da individui con la stessa provenienza geografica, spesso legati da vincoli familiari e operanti in maniera autonoma ma coordinata. Questi gruppi prediligono agire nei confronti di connazionali, utilizzando metodi violenti e intimidatori, e impongono un rigoroso codice omertoso, con logiche simili a quelle delle mafie tradizionali.
È stato documentato anche l’uso di armi da fuoco, segno della presenza di un’“ala armata” all’interno della delinquenza cinese. Le connessioni tra gruppi di diverse etnie dimostrano un sistema criminale aperto al dialogo e alla cooperazione per spartirsi territori e profitti, anche con gruppi italiani.
Un focus specifico è stato dedicato anche al meccanismo dell’hawala, un sistema informale e non autorizzato di movimentazione di denaro tra Paesi, che consente il trasferimento di ingenti somme senza l’impiego delle tradizionali reti bancarie. Questo metodo, spesso impiegato da organizzazioni criminali, viene utilizzato per sostenere operazioni illecite come il traffico di stupefacenti, l’immigrazione clandestina e il riciclaggio di capitali, rendendo particolarmente difficoltosa la tracciabilità da parte degli investigatori.
La maxi operazione conferma l’impegno delle autorità italiane nel monitoraggio e nella repressione dei fenomeni criminali sommersi legati a gruppi etnici radicati sul territorio, in particolare nelle Regioni con una forte presenza della comunità cinese, come la Toscana, il Veneto e la Lombardia.
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