Lunedì 30 settembre, presso Villa Eugenia, ha avuto luogo un evento di grande rilevanza per il settore vitivinicolo: la prima sperimentazione in campo di piante di vite Chardonnay ottenute tramite Tecnologie di Evoluzione Assistita (Tea). Queste tecniche mirano a migliorare geneticamente le piante, rendendole più resistenti alle malattie e aumentando la produttività.
Questo progetto, il primo del suo genere in Europa, è il risultato di un avanzato programma di ricerca condotto dal gruppo di genetica agraria dell’Università di Verona, guidato dal professor Mario Pezzotti. Il team ha collaborato con Edivite, uno spin-off universitario creato per sviluppare viti capaci di resistere ai patogeni, con l’obiettivo di ridurre l’uso di prodotti fitosanitari.
All’inaugurazione hanno partecipato importanti figure istituzionali e accademiche, tra cui Pier Francesco Nocini, rettore dell’Università di Verona, e Federico Caner, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto. Anche il ministro Francesco Lollobrigida ha voluto testimoniare, in collegamento diretto, l’importanza dell’evento per il futuro dell’agricoltura italiana.
La sperimentazione è stata avviata su un campo di 250 metri quadri, situato nel vigneto sperimentale dell’Università di Verona a San Floriano in Valpolicella, dove cinque piante di Chardonnay Tea e cinque piante di controllo sono state messe a dimora. Lo scopo principale è verificare la resistenza delle viti alla peronospora, una delle principali malattie che colpiscono la vite, e ridurre così l’impiego di fitosanitari.
L’iniziativa rappresenta un passo avanti per l’agricoltura sostenibile, offrendo la possibilità di valutare sul campo se le piante trattate con le nuove tecnologie evolutive mantengano standard di crescita e produttività comparabili alle varietà tradizionali. Il successo di questa sperimentazione potrebbe aprire nuove prospettive per il settore vitivinicolo in Italia e in Europa.
Le Tecnologie di Evoluzione Assistita (Tea) si basano su tecniche di genome editing che permettono di modificare specifiche sequenze di DNA senza alterare il loro contesto naturale. Questo approccio promette di rivoluzionare l’agricoltura, migliorando la resistenza delle piante ai patogeni e riducendo l’uso di sostanze chimiche.
Edivite, spin-off nato nel 2021, è la prima azienda al mondo a brevettare l’applicazione di genome editing DNA-free nelle viti. Questa tecnologia consente di rigenerare le piante da protoplasti, ovvero cellule prive di pareti, e rappresenta una soluzione concreta per la lotta alla peronospora e all’oidio, due gravi minacce per la viticoltura. Anche se attualmente la regolamentazione considera queste tecnologie simili agli OGM, la speranza è che presto si possa testare liberamente in campo e portare queste innovazioni sul mercato.
L’impegno di Edivite è stato sostenuto da produttori del Prosecco, particolarmente colpiti dalla peronospora, che hanno investito nella ricerca per sviluppare una vite più resistente. Grazie a questi contributi e ai fondi del PNRR, l’azienda oggi conta tre dipendenti e continua a lavorare per migliorare le tecnologie applicate alla viticoltura.
Con questa sperimentazione, l’Italia e l’Europa fanno un ulteriore passo verso un’agricoltura più sostenibile e innovativa.
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