La provincia di Verona, nota per le sue eccellenze agroalimentari, deve molto ai lavoratori stranieri. Questo è quanto emerge dal rapporto “Made in Immigritaly. Terre, colture, culture”, presentato il 2 luglio alla Biblioteca Capitolare di Verona. La ricerca, commissionata dal sindacato Fai Cisl e realizzata dal centro studi Confronti, è stata curata da Maurizio Ambrosini, Rando Devole, Paolo Naso e Claudio Paravati.
L’agricoltura veneta ha subito una trasformazione significativa negli ultimi anni. La forza lavoro, una volta prevalentemente familiare, ora include una percentuale rilevante di lavoratori stranieri. In Veneto, con una popolazione straniera residente di oltre 500mila persone (circa il 10,3% della popolazione regionale), le aziende agricole impiegano più di 206mila lavoratori, di cui oltre 91mila non familiari, e il 37% di questi sono immigrati.
Il rapporto descrive in dettaglio la situazione degli operai agricoli stranieri in Veneto, evidenziando l’importanza di garantire condizioni di lavoro dignitose e la tutela dei diritti per i migranti impiegati. Il lavoro agricolo migrante, gestito con etica e qualità, non solo è fondamentale per il successo delle aziende, ma migliora anche l’immagine e la competitività sul mercato globale.
Il dossier, oltre a dati e analisi, esplora nove casi studio territoriali, tra cui l’area vitivinicola della Valpolicella. Qui, la manodopera stagionale straniera costituisce circa tre quarti del totale e proviene principalmente dall’Africa e dalla Romania. Ai lavoratori vengono offerte abitazioni e vengono rispettati i precetti religiosi, specialmente per i lavoratori di fede islamica. Tuttavia, non mancano le difficoltà burocratiche e i bassi guadagni. Nonostante ciò, il modello veneto rimane un esempio virtuoso, come sottolineato dal segretario generale di Fai Cisl Veneto, Andrea Zanin, che ha ricordato l’importanza della bilateralità e il ruolo di Agribi Verona nel garantire strumenti di tutela contro lo sfruttamento e l’illegalità.
Alla presentazione del rapporto sono intervenuti Bruno Fasani, prefetto della Biblioteca Capitolare di Verona; Riccardo Stabile, viceprefetto di Verona; Gianfranco Refosco, segretario generale Cisl Veneto, e Giampaolo Veghini, segretario generale Cisl Verona. La tavola rotonda, moderata dalla giornalista Romina Disconzi, ha visto gli interventi di Gloria Albertini, sociologa e referente Caritas e Cestim; Letizia Bertazzon di Veneto Lavoro; Massaer Diane, presidente di Anolf Veneto, e Rando Devole, sociologo ed esperto di migrazioni.
Rota ha richiamato l’attenzione sulla vicenda di Satnam Singh, sottolineando l’importanza di contrastare lo sfruttamento e l’illegalità nel lavoro agroalimentare. Singh, il cui datore di lavoro aveva ricevuto oltre 840mila euro dal Psr nonostante fosse indagato per caporalato, rappresenta un esempio dei problemi ancora presenti nel settore. Rota ha inoltre evidenziato l’urgenza di una responsabilità collettiva, promuovendo il rinnovo dei contratti provinciali per garantire salari giusti, sicurezza e regolarità, rendendo il lavoro agricolo più dignitoso e appetibile.
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