La tragica serie di suicidi nel carcere di Montorio continua: terzo caso in un solo mese

A suicidarsi un trentenne che si è impiccato nella propria cella. Una chiamata urgente per l'attenzione alla salute mentale dei detenuti

Nel carcere di Montorio, un terzo suicidio si è verificato in soli trenta giorni, mettendo in evidenza una crescente preoccupazione per la salute mentale dei detenuti. Quest’ultimo incidente coinvolge un uomo marocchino di trent’anni, già noto per i segni evidenti del suo disagio psichico.

La notizia, diffusa dall’associazione Sbarre di Zucchero e confermata all’Ansa dalla direzione del carcere, ha scosso la comunità penitenziaria. Il detenuto, che aveva trascorso tre anni dietro le sbarre e aveva appena tre mesi rimanenti per completare la sua pena, ha messo fine alla sua vita il giorno dell’Immacolata, impiccandosi nella sua cella.

Secondo quanto riferito dall’associazione Sbarre di Zucchero, il trentenne aveva manifestato segni di profondo disagio in passato. Aveva compiuto gesti disperati, come l’ingestione di vetri e l’incendio della sua cella. Nel tentativo di affrontare la sua situazione, nel pomeriggio di venerdì era stato portato a colloquio con uno psichiatra. Tuttavia, la situazione si era aggravata al punto che l’uomo era diventato aggressivo. Di conseguenza, è stato deciso di metterlo in isolamento, separandolo dagli altri detenuti.

Questo è il terzo caso di suicidio registrato nell’istituto penitenziario nel giro di un mese. L’associazione Sbarre di Zucchero ha sollevato una serie di interrogativi, sottolineando il “silenzio ormai insopportabile” da parte dell’Istituto e del Garante dei detenuti. Chiedono risposte immediate e azioni concrete per affrontare questo problema crescente e preoccupante.

Dall’altra parte, la direzione del carcere ha dichiarato di aver segnalato più volte il problema relativo alla presa in carico dei detenuti con disagio psichico da parte della sanità pubblica. Questa situazione solleva l’importante questione della necessità di rafforzare il supporto per la salute mentale all’interno del sistema penitenziario, garantendo che i detenuti vulnerabili ricevano l’assistenza e l’attenzione necessarie per prevenire tragedie come questa.

Redazione

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