Addio ad Arrigo Scapini, una vita per la donazione di sangue

Fidas Verona ricorda lo storico volontario scomparso a 98 anni. Per 25 anni guidò il gruppo “Il Samaritano” di Salizzole e contribuì alla nascita dell’associazione provinciale.

La comunità di Salizzole e il mondo del volontariato veronese hanno dato l’ultimo saluto ad Arrigo Scapini, scomparso all’età di 98 anni. La sua figura è rimasta profondamente legata alla promozione della donazione di sangue e alla crescita delle realtà associative impegnate nella solidarietà.

La cerimonia si è svolta lo scorso 23 settembre nella chiesa di Salizzole, dove numerosi donatori hanno partecipato per ricordare una persona che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per il territorio. Scapini è stato infatti il primo presidente della sezione Fidas di Salizzole, incarico mantenuto per un quarto di secolo alla guida del gruppo “Il Samaritano”.

Il suo impegno ha avuto un ruolo significativo anche nella storia di Fidas Verona. Nel 1998 Scapini fu tra i tre fondatori dell’associazione insieme a Sergio Rosa e Silvano Salvagno, contribuendo alla costruzione di una realtà diventata nel tempo un riferimento per la donazione di sangue e plasma nella provincia veronese.

Un impegno che ha coinvolto tutta la comunità

A ricordare il rapporto tra Scapini e il territorio è stato Davide Perazzani, attuale presidente della sezione Fidas Verona di Salizzole, che oggi conta circa 370 donatori. Nel suo ricordo, l’attività dell’ex presidente non si è limitata alla sola associazione, ma ha interessato diversi aspetti della vita sociale del paese.

Scapini aveva infatti contribuito anche alla nascita della sezione locale dell’Aido, l’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule. Il suo impegno nel sociale era stato riconosciuto anche dall’amministrazione comunale, che nel dicembre scorso gli aveva conferito una benemerenza per l’attività svolta a favore della comunità.

Nonostante l’età avanzata, aveva continuato a seguire da vicino le iniziative della Fidas. Dopo le giornate dedicate alla raccolta di sangue e plasma, telefonava per conoscere l’esito delle attività. Conservava inoltre una memoria precisa degli avvenimenti e delle persone che avevano accompagnato la storia del gruppo.

Il ricordo dei donatori storici

Tra gli aspetti ricordati da Perazzani c’è anche l’attenzione che Scapini continuava a riservare agli ex donatori. Quando veniva a conoscenza della scomparsa di una figura storica dell’associazione, si premurava di informare il gruppo affinché potesse partecipare alle esequie con il proprio labaro.

Un comportamento che testimonia il legame costruito negli anni tra Scapini, i volontari e le famiglie della zona. La sua attività, infatti, si è sviluppata in un periodo nel quale la cultura della donazione doveva essere ancora fortemente promossa sul territorio.

La capacità di coinvolgere la popolazione si era manifestata anche attraverso iniziative particolari. È rimasto noto l’episodio del megafono montato sulla sua Fiat 124 grigia, con il quale Scapini percorreva strade e frazioni insieme alle figlie per invitare gli abitanti a partecipare alle raccolte di sangue.

L’eredità nella storia di Fidas Verona

Anche Nicola Martelletto, presidente provinciale di Fidas Verona dallo scorso aprile, ha ricordato il contributo di Scapini alla nascita e allo sviluppo dell’associazione. Tra i primi contatti avuti dopo la sua elezione alla presidenza ci fu proprio quello con lo storico volontario.

Secondo Martelletto, la crescita raggiunta negli anni da Fidas Verona è legata anche all’impegno di persone che, in passato, hanno creduto nella donazione e hanno lavorato per costruire una rete associativa capace di consolidarsi nel tempo.

Un ulteriore ricordo è arrivato da Silvano Salvagno, primo presidente di Fidas Verona e oggi presidente onorario. Salvagno ha ricordato il ruolo di Scapini nella diffusione della cultura della donazione nella bassa veronese.

Tra le decisioni alle quali Scapini diede particolare importanza ci fu anche quella di far confluire il gruppo “Il Samaritano” all’interno di Fidas Verona. Un passaggio al quale, secondo il ricordo di Salvagno, dedicò particolare impegno e convinzione.

La sua storia resta così intrecciata a quella del volontariato locale: 25 anni alla guida del gruppo di Salizzole, la partecipazione alla fondazione di Fidas Verona e un lungo impegno nella promozione della donazione di sangue rappresentano i principali capitoli di un percorso sviluppato nell’arco di decenni.

Redazione

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