Patenti ottenute col trucco a Verona, 41 persone rinviate a giudizio

L’inchiesta “Voci dal Regno Unito” è partita nel 2022 e avrebbe portato alla luce un sistema organizzato per superare irregolarmente i quiz della patente. Sequestrati dispositivi elettronici, denaro e 27 patenti.

Un’indagine durata circa quattro anni ha portato alla luce, secondo quanto riferito dagli inquirenti, un presunto sistema organizzato per consentire a candidati alla patente di superare illecitamente l’esame teorico attraverso strumenti tecnologici. Al termine delle attività investigative, la Procura di Verona ha comunicato il rinvio a giudizio di 41 persone per condotte connesse alla falsa attribuzione di lavori altrui durante gli esami.

L’inchiesta, denominata “Voci dal Regno Unito”, ha coinvolto la polizia locale di Verona, la polizia stradale e la Procura della Repubblica. Un ruolo specifico è stato svolto anche dal Laboratorio analisi documentale della polizia locale, struttura impegnata nell’individuazione di sistemi utilizzati per alterare o aggirare le procedure degli esami.

L’indagine partita da un controllo alla Motorizzazione

Le investigazioni erano iniziate nel 2022, dopo un intervento della polizia stradale alla Motorizzazione civile di Verona. In quell’occasione, un candidato sarebbe stato trovato in possesso di dispositivi sofisticati destinati a ricevere a distanza le risposte ai quiz.

Da quel primo episodio gli investigatori avrebbero avviato una serie di accertamenti sui dispositivi e sulle schede telefoniche sequestrate. L’analisi del materiale avrebbe permesso di individuare ulteriori persone e collegare diversi episodi verificatisi anche con candidati provenienti da altre zone del Nord Italia.

Un secondo passaggio significativo dell’inchiesta sarebbe avvenuto nel dicembre 2022. Durante nuovi controlli effettuati nei pressi della Motorizzazione veronese, gli operatori avrebbero trovato ulteriore materiale elettronico all’interno di un veicolo parcheggiato all’esterno della sede degli esami.

Un’organizzazione con ruoli differenti

Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, l’attività non sarebbe stata limitata alla semplice fornitura delle risposte. L’analisi di telefoni cellulari, messaggi e schede Sim avrebbe consentito di delineare una struttura nella quale persone diverse si sarebbero occupate di specifiche fasi del presunto meccanismo.

Tra i compiti individuati ci sarebbero stati il reperimento dei candidati, la fornitura delle apparecchiature, l’accompagnamento alle sedi d’esame e la gestione del denaro. I candidati, secondo quanto riportato dalla polizia, avrebbero pagato tra i 2.000 e i 3.000 euro per usufruire del servizio.

L’inchiesta avrebbe quindi permesso di ampliare progressivamente il quadro delle persone coinvolte, anche grazie agli elementi ricavati dall’esame dei dispositivi elettronici e delle comunicazioni.

Le perquisizioni e il materiale sequestrato

Nel corso delle attività investigative, su disposizione dell’autorità giudiziaria, sono state eseguite dodici perquisizioni. Gli interventi hanno interessato uffici, rivendite di schede telefoniche e abitazioni situate nei Comuni di Bologna, Vicenza, San Bonifacio e Reggio Emilia.

Gli investigatori hanno sequestrato circa 40.000 euro in contanti, oltre a numerose Sim che sarebbero risultate intestate a soggetti inesistenti. Tra il materiale recuperato figurano inoltre microauricolari, microcamere, telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici.

Sono stati trovati anche capi di abbigliamento modificati appositamente, che secondo l’ipotesi investigativa sarebbero stati funzionali al sistema utilizzato durante le prove. Nell’ambito dell’operazione sono state inoltre contestate sanzioni amministrative per un importo complessivo superiore ai 10.000 euro.

Sequestrate 27 patenti

Gli sviluppi dell’indagine hanno avuto conseguenze anche sui titoli di guida già conseguiti. Su disposizione del pubblico ministero sono state infatti ritirate e sequestrate 27 patenti riconducibili a candidati che, secondo l’accusa, avrebbero superato fraudolentemente l’esame teorico.

Per questi documenti sono ancora in corso le procedure finalizzate alla revoca dei titoli ottenuti attraverso le presunte irregolarità. L’intervento si inserisce, secondo quanto sottolineato dagli inquirenti, nell’attività di contrasto alle condotte che possono incidere sulla regolarità degli esami e, più in generale, sulla sicurezza della circolazione stradale.

Il procedimento giudiziario dovrà ora stabilire le eventuali responsabilità individuali delle persone coinvolte. La Procura ha disposto il rinvio a giudizio di 41 persone, ma gli stessi inquirenti ricordano che per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza e che le responsabilità potranno essere considerate accertate soltanto con una sentenza definitiva.

Redazione

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