Perquisizioni contro gruppi neonazisti e suprematisti, 17 indagati

Operazione della Digos di Verona in diverse regioni italiane: coinvolte 17 persone, tra cui 14 minorenni. Al centro dell’inchiesta due gruppi online e contenuti riconducibili ad ambienti neonazisti, suprematisti e accelerazionisti

La Digos di Verona ha eseguito 17 perquisizioni nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge due gruppi online ritenuti dagli investigatori riconducibili agli ambienti neonazisti, suprematisti e accelerazionisti. L’operazione si è svolta giovedì 24 settembre in diverse regioni italiane e ha interessato complessivamente 17 persone: 14 minorenni e tre maggiorenni.

L’indagine è coordinata dalle procure di Roma e Venezia, con il coinvolgimento della competente procura per i minorenni della Capitale. Alle attività hanno preso parte, oltre alla Digos veronese, gli investigatori delle questure di Napoli, Benevento, Brescia e Trento e i militari del Ros. Nella fase esecutiva sono stati inoltre coinvolti numerosi comandi provinciali dei carabinieri.

L’attività investigativa partita dal web

L’inchiesta sarebbe stata avviata attraverso il monitoraggio delle attività online condotto dalla Digos e dal Ros. Gli investigatori avrebbero individuato due gruppi nei quali sarebbero stati condivisi materiali di propaganda razzista, antisemita e neonazista, oltre a contenuti ritenuti riconducibili alla galassia suprematista.

Tra i materiali esaminati figurerebbero documenti, immagini, manifesti e video dedicati a figure e organizzazioni dell’estremismo suprematista. In alcuni casi sarebbero stati diffusi anche contenuti relativi a attentatori responsabili di precedenti attacchi terroristici, tra cui Brenton Tarrant, autore della strage di Christchurch del 2019 in Nuova Zelanda.

Nel corso del monitoraggio sarebbero emersi anche contenuti di esaltazione di Adolf Hitler, delle SS e del fascismo, accompagnati da simboli riconducibili all’ideologia neonazista.

Le contestazioni dell’inchiesta

Il quadro investigativo comprende diverse ipotesi di reato. La questura riferisce di contestazioni relative all’istigazione a delinquere, alla propaganda e all’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e all’addestramento ad attività con finalità di terrorismo.

Sono inoltre indicate aggravanti connesse alle finalità terroristiche. Gli accertamenti dovranno stabilire il ruolo delle singole persone coinvolte e la natura delle attività svolte all’interno dei gruppi.

Particolare rilievo viene attribuito alla presenza di materiale operativo. Secondo gli investigatori, nelle comunicazioni sarebbero state condivise istruzioni per la realizzazione di ordigni esplosivi artigianali, comprese indicazioni finalizzate ad aumentarne la capacità offensiva. Altri contenuti avrebbero riguardato il maneggio e l’utilizzo di armi bianche e da fuoco.

La “Chat del Nuovo Ordine Europeo”

Tra gli ambienti digitali analizzati figura la cosiddetta “Chat del Nuovo Ordine Europeo”, gruppo privato di un social network nel quale, secondo quanto riferito dalla polizia, sarebbero circolati documenti e immagini di propaganda nazista e suprematista.

Gli investigatori riferiscono inoltre della presenza di messaggi di odio contro la popolazione ebraica e di materiale negazionista dell’Olocausto. Nello stesso spazio sarebbero stati condivisi manifesti relativi ad attentatori suprematisti e manuali dedicati alla fabbricazione di esplosivi artigianali.

Il materiale acquisito è ora oggetto di ulteriori verifiche nell’ambito dell’inchiesta.

L’altro gruppo monitorato

Una seconda parte degli indagati sarebbe stata invece collegata al gruppo denominato “F.F.I. (Fronte Fascista Italiano)”. Anche in questo caso, secondo la ricostruzione della Digos, sarebbero comparsi contenuti razzisti e messaggi di odio rivolti, tra gli altri, contro ebrei, persone nere e omosessuali.

Nel gruppo sarebbero stati inoltre pubblicati materiali negazionisti dell’Olocausto, video raffiguranti esecuzioni e massacri di minoranze etniche e contenuti propagandistici riferiti all’organizzazione suprematista “The Base”.

Tra i documenti individuati figurerebbero anche manuali dedicati all’autoaddestramento e alle tecniche per realizzare azioni dirette.

Le attività nel mondo del gaming

Gli investigatori avrebbero riscontrato attività riconducibili alla propaganda estremista anche nell’ambito del gaming online. In particolare, sarebbero state riprodotte virtualmente scene di violenza e uccisioni rivolte contro persone appartenenti a minoranze etniche.

Il fenomeno viene esaminato dagli inquirenti all’interno del più ampio quadro dell’indagine, insieme agli altri contenuti individuati sulle piattaforme digitali.

Perquisizioni e sequestri

Durante gli interventi sono state sequestrate armi bianche, vessilli e oggetti caratterizzati da simbologia riconducibile al nazismo, oltre a numerosi dispositivi elettronici.

Smartphone, computer e altri supporti informatici saranno sottoposti agli accertamenti tecnici per verificare i contenuti conservati e ricostruire le comunicazioni e le eventuali attività svolte dagli indagati.

L’operazione ha avuto una dimensione interregionale e ha richiesto la collaborazione di diverse articolazioni della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri.

Coinvolti anche 14 minorenni

Un elemento significativo dell’inchiesta riguarda l’età di gran parte delle persone sottoposte a perquisizione. Quattordici dei 17 indagati sono minorenni, mentre tre sono maggiorenni. Per questo motivo l’attività giudiziaria coinvolge anche la procura competente per i minorenni di Roma.

La posizione di ciascun soggetto dovrà essere valutata individualmente sulla base degli elementi raccolti durante le indagini e degli ulteriori accertamenti sui dispositivi sequestrati.

Le parole chiave dell’operazione

Nel quadro dell’indagine, le parole chiave Digos Verona, neonazismo, suprematismo e terrorismo descrivono gli ambiti principali sui quali si stanno concentrando gli investigatori. A queste si aggiungono i termini Special e Featured, utilizzati come parole chiave editoriali all’interno del contenuto, senza modificarne il significato informativo.

L’attività della polizia riguarda infatti soprattutto la diffusione di propaganda online, l’eventuale incitamento alla violenza e la circolazione di materiale relativo all’addestramento e alla fabbricazione di ordigni.

Indagine ancora in corso

La vicenda si trova nella fase delle indagini preliminari. Gli elementi raccolti durante le perquisizioni e l’analisi dei dispositivi sequestrati dovranno essere valutati dall’autorità giudiziaria per definire ulteriormente il quadro delle singole posizioni.

La questura di Verona ha ricordato che gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva. Le ipotesi di reato contestate rappresentano quindi il quadro investigativo attuale e non costituiscono un accertamento definitivo di responsabilità.

Redazione

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