Si stringe il cerchio intorno ai presunti responsabili dell’incendio doloso che nella notte del 14 aprile aveva colpito Veronamercato, in via Sommacampagna a Verona. L’indagine della Squadra Mobile della questura scaligera, coordinata dalla procura di Verona, ha portato all’emissione di tre avvisi di garanzia e di altrettanti decreti di perquisizione.
Gli investigatori sono intervenuti nella mattinata di giovedì 10 settembre con un’operazione mirata nei confronti di tre persone che, secondo il quadro indiziario raccolto finora, potrebbero essere coinvolte nell’attentato incendiario. Le perquisizioni hanno interessato sia le persone sia i locali nella loro disponibilità , con l’obiettivo di acquisire ulteriori elementi utili a ricostruire l’accaduto e verificare le responsabilità .
Nel corso del blitz, gli agenti avrebbero trovato diversi dispositivi elettronici, tra cui gli smartphone utilizzati dai sospettati, oltre ad altro materiale considerato di interesse investigativo. Cellulari e reperti sono stati sequestrati e saranno ora sottoposti agli accertamenti del caso.
L’inchiesta aveva preso avvio dopo il violento rogo divampato nella notte del 14 aprile all’interno dello snodo logistico di Veronamercato. L’incendio aveva coinvolto diversi mezzi utilizzati dalle aziende di trasporto presenti nell’area, provocando la completa distruzione di sei autofurgoni.
Sul posto erano arrivati gli agenti delle volanti della polizia di Stato e i vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni di spegnimento e nella prima messa in sicurezza della zona. Successivamente, gli investigatori della Squadra Mobile avevano avviato un’attività finalizzata a ricostruire le modalità con cui il rogo era stato appiccato.
Un ruolo importante nell’indagine sarebbe stato svolto dalle immagini raccolte dagli impianti di videosorveglianza. Le registrazioni avrebbero mostrato almeno tre persone raggiungere la zona a bordo di un’auto, lasciata lungo il tratto di tangenziale che corre parallelamente al complesso di Veronamercato.
Dalle immagini, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe quindi superato il muro di cinta per entrare nell’area dello stabilimento. Le persone avrebbero portato con sé due borsoni, utilizzati secondo l’ipotesi investigativa per trasportare il materiale necessario all’azione. Una volta all’interno, sarebbero stati appiccati i roghi ai mezzi attraverso inneschi appositamente preparati.
Gli accertamenti avrebbero inoltre fatto emergere una possibile pista legata a precedenti contrasti di natura privata e a rapporti lavorativi connessi alle aziende di trasporto interessate dall’incendio. Si tratta, allo stato delle indagini, di un’ipotesi investigativa sulla quale gli inquirenti stanno effettuando ulteriori verifiche.
Il quadro raccolto dalla polizia si sarebbe ulteriormente arricchito nel mese di luglio. All’interno del Centro Agroalimentare, infatti, l’ex titolare di una delle società di trasporto coinvolte sarebbe stato destinatario di nuove minacce. L’episodio avrebbe rappresentato un ulteriore elemento preso in considerazione dagli investigatori nel delineare il contesto della vicenda.
L’attività investigativa è quindi proseguita fino alle perquisizioni eseguite giovedì. Gli accertamenti tecnici sui dispositivi sequestrati potrebbero ora fornire ulteriori informazioni sui contatti, sugli spostamenti e sulle comunicazioni riconducibili alle persone indagate.
I tre destinatari degli avvisi di garanzia sono al momento considerati presunti responsabili sulla base degli elementi raccolti durante l’inchiesta, mentre gli approfondimenti della Squadra Mobile dovranno contribuire a definire con maggiore precisione il ruolo eventualmente ricoperto da ciascuno.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.