La circolazione del virus West Nile risulta più elevata nel 2026 rispetto allo scorso anno e agli anni precedenti. A evidenziarlo è la sorveglianza entomologica condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe), attraverso il Laboratorio di entomologia sanitaria della struttura Ecosistemi.
I dati raccolti indicano un aumento della presenza del virus nelle popolazioni di zanzare monitorate in Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Sono 73 i pool di zanzare risultati positivi al virus su 2.131 campioni analizzati, pari a circa 168mila esemplari catturati nelle due regioni.
Il tasso di positività registrato raggiunge il 4% in Veneto e lo 0,5% in Friuli Venezia Giulia, confermando una maggiore attività virale rispetto alla stagione precedente.
Le trappole installate sul territorio hanno permesso di individuare 46 siti positivi su 86 complessivi: 41 in Veneto su 57 punti di monitoraggio e 5 in Friuli Venezia Giulia su 29.
Le province venete coinvolte dal monitoraggio
La presenza del virus è stata rilevata in diverse aree del territorio regionale. In Veneto le province interessate sono:
- Venezia con 9 siti positivi;
- Rovigo con 8;
- Verona con 8;
- Padova con 7;
- Vicenza con 5;
- Treviso con 4.
In Friuli Venezia Giulia sono invece state coinvolte le province di Udine, con 4 rilevazioni positive, e Pordenone con 1.
Il monitoraggio dell’IzsVe consente di individuare tempestivamente la circolazione del virus e attivare le misure previste dai programmi di prevenzione sanitaria.
Controlli veterinari su uccelli selvatici ed equidi
La sorveglianza non riguarda soltanto le zanzare, ma coinvolge anche il mondo animale, considerato fondamentale per comprendere l’evoluzione della circolazione virale.
In Veneto sono risultati positivi 33 uccelli selvatici nelle province di Verona, Padova, Venezia, Treviso e Vicenza.
Sono stati inoltre rilevati 5 equidi con positività sierologica, ovvero con presenza di anticorpi riconducibili al virus, nelle province di Padova, Verona e Vicenza.
Questi dati rientrano nelle attività ordinarie previste dal piano di sorveglianza e rappresentano uno strumento utile per monitorare il rapporto tra vettori, animali serbatoio e possibile rischio per la popolazione.
Temperature elevate e siccità favoriscono la diffusione del virus
Secondo Fabrizio Montarsi, biologo entomologo e responsabile del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’IzsVe, l’aumento della positività rispetto al 2025 è legato a diversi fattori ambientali.
Le temperature elevate registrate durante l’estate e il prolungamento della stagione calda favoriscono sia la crescita delle popolazioni di zanzare sia una maggiore circolazione del virus.
Un ruolo importante viene attribuito anche alle condizioni ecologiche della pianura veneta. La presenza di numerose zone umide crea ambienti favorevoli alla presenza dei vettori, mentre i periodi di siccità prolungata possono modificare la distribuzione delle risorse idriche disponibili.
Secondo gli esperti, la riduzione delle riserve d’acqua può concentrare maggiormente uccelli selvatici e zanzare negli stessi punti, aumentando le occasioni di contatto tra animali serbatoio e insetti vettori.
Questo meccanismo contribuisce all’amplificazione naturale del virus nell’ambiente.
Picco della circolazione previsto fino ai primi di settembre
La fase di maggiore attività del virus West Nile, come avviene normalmente ogni anno, è attesa fino ai primi giorni di settembre.
L’andamento della circolazione virale dipenderà soprattutto dalle condizioni climatiche delle prossime settimane e dall’evoluzione delle temperature.
La sorveglianza continuerà quindi attraverso il monitoraggio delle zanzare, degli animali e degli eventuali segnali epidemiologici, con l’obiettivo di mantenere sotto controllo la diffusione del virus e supportare le attività di prevenzione sul territorio.
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