Asilo nido, indagine trasferita a Trento per incompatibilità

Coinvolto il figlio di un magistrato veronese tra le parti offese, il fascicolo lascia Verona e passa alla Procura trentina

Carabinieri di Verona Asilo Nido

L’inchiesta sui presunti maltrattamenti in un asilo nido di Verona cambia sede giudiziaria e viene trasferita a Trento. La decisione deriva da una questione di incompatibilità, legata alla presenza tra le parti offese del figlio di un magistrato in servizio nel capoluogo scaligero. Una circostanza che impedisce ai giudici veronesi di occuparsi del procedimento.

Il trasferimento degli atti segue quanto stabilito dall’articolo 11 del codice di procedura penale, che disciplina i casi in cui un procedimento debba essere assegnato a un’altra autorità giudiziaria. Nel caso specifico, la competenza passa al tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello individuato dalla legge, ossia Trento. Saranno quindi i magistrati trentini a valutare come procedere, decidendo se gestire integralmente il fascicolo o separare la posizione che coinvolge il magistrato veronese, ipotesi ritenuta meno probabile.

L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Federica Ormanni, ha portato lo scorso febbraio al sequestro della struttura. Cinque educatrici risultano indagate, tra cui le due socie titolari dell’asilo e altre tre insegnanti. Per tutte è stata disposta la misura interdittiva dalla professione per la durata di un anno.

Le accuse sono particolarmente gravi e riguardano presunti maltrattamenti nei confronti dei bambini ospitati nella struttura. Secondo quanto emerso dalle indagini, i piccoli sarebbero stati oggetto di comportamenti violenti e punitivi. Tra gli episodi contestati figurano strattonamenti, schiaffi, pizzicotti, tirate di capelli e orecchie, oltre a minacce e punizioni fisiche. In alcuni casi, i bambini sarebbero stati legati alle seggioline durante i pasti o spostati con modalità brusche, come il trascinamento per un braccio.

Il quadro delineato dagli inquirenti è stato rafforzato dalle immagini raccolte attraverso un sistema di videosorveglianza. Una decina di telecamere, installate all’interno dell’asilo, hanno documentato i comportamenti oggetto di indagine. Le riprese sono iniziate dopo le festività natalizie, in seguito a una segnalazione presentata nel mese di dicembre da una tirocinante che aveva assistito a presunti episodi di violenza.

Nell’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari Maria Cecilia Vitolla, i comportamenti delle educatrici vengono descritti come “reazioni spropositate” rispetto alle normali intemperanze dei bambini, caratterizzate da un uso eccessivo della forza fisica e da un atteggiamento ritenuto inadeguato all’età dei piccoli coinvolti.

La vicenda ha suscitato forte attenzione anche tra le famiglie dei minori coinvolti. I genitori, assistiti da diversi legali, attendono ora gli sviluppi dell’indagine, che proseguirà sotto la direzione della Procura di Trento. Il trasferimento del fascicolo rappresenta un passaggio procedurale rilevante, destinato a incidere sui tempi e sulle modalità dell’azione giudiziaria.

L’evoluzione del caso sarà determinante per chiarire le responsabilità e definire eventuali conseguenze penali per le persone coinvolte, in un contesto che tocca temi particolarmente delicati come la tutela dei minori e la sicurezza nelle strutture educative.

Redazione

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