La settima edizione della Guida Pane e Panettieri d’Italia 2026 del Gambero Rosso conferma l’eccellenza dell’arte bianca veronese. Nella nuova classifica, che raccoglie i migliori 614 panifici della penisola, due realtà del territorio scaligero ottengono il massimo riconoscimento: i “Tre Pani”, simbolo di qualità assoluta in termini di materie prime, lavorazioni e visione artigianale.
A rappresentare il Veronese sono Renato Bosco Bakery a San Martino Buon Albergo e Il Fornaio Fratelli Zenatti a Sommacampagna, due insegne già note agli appassionati per l’attenzione al lievito madre, alle farine selezionate e alle tecniche di panificazione evoluta. I due panifici entrano così nell’élite nazionale, accanto a realtà di riferimento provenienti da Piemonte, Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Sicilia.
Il Veneto si presenta con cinque panifici premiati con i Tre Pani, rafforzando la propria presenza nella guida, insieme a Marinato (Cinto Caomaggiore), Grigoris The Bakery (Mestre), Tocio di Giulia Busato (Noale) e Forno Veneziano (Piove di Sacco).
Premi speciali e nuove tendenze
Quest’anno, oltre all’aumento delle insegne top (salite a 65), la guida introduce cinque Premi Speciali, a testimonianza della crescente attenzione per sostenibilità, territorio e innovazione nel settore. Tra i riconoscimenti assegnati spiccano:
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Pane dell’anno a Frangipane Forno e Cucina (Milazzo, Messina)
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Bakery dell’anno a Coce (Parma)
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Pane tipico a Panequaglia (Sant’Urbano, Padova)
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Pane e territorio a Il Forno di San Leo (Rimini)
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Panettiera emergente a Chiara Regattieri di Tipo Due Forno Contemporaneo (Mantova)
In testa alla classifica regionale si posiziona il Piemonte con 10 panifici Tre Pani, seguito dalla Lombardia (9) e dal Lazio (8). Una distribuzione che fotografa una qualità diffusa in tutta Italia, con realtà storiche e nuove aperture capaci di valorizzare il pane come prodotto d’identità culturale.
La Guida Pane e Panettieri d’Italia, sempre più attesa ogni anno da operatori del settore e appassionati di lievitati, non si limita a premiare il buon pane, ma guarda alla filiera, all’etica produttiva e alla creatività, confermando la centralità del panificatore come artigiano contemporaneo.
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