Unire la velocità del galoppo, la precisione dell’arco e la sintonia con il cavallo. È questa la sfida alla base del tiro con l’arco a cavallo, disciplina dalle origini antichissime che negli ultimi anni sta conquistando sempre più appassionati anche in Italia, con Verona tra i territori protagonisti della sua crescita.
Nel capoluogo scaligero, quello che inizialmente era nato come un progetto legato alla curiosità e alla passione personale di alcuni amici si è trasformato in una realtà strutturata, con allenamenti, corsi e partecipazione alle competizioni. A guidare questo percorso c’è Simone Zonzini, referente veneto per il tiro con l’arco a cavallo della Fitetrec-Ante, insieme a un gruppo di appassionati che ha deciso di combinare il mondo dell’equitazione con quello dell’arcieria.
L’avvicinamento alla disciplina è stato favorito anche dall’esperienza del tecnico Celestino Poletti, considerato un punto di riferimento per il settore e capace di trasmettere ai nuovi praticanti competenze tecniche e passione per uno sport che richiede equilibrio, concentrazione e grande affiatamento con l’animale.
Il tiro con l’arco a cavallo affonda le proprie origini nelle tradizioni dei popoli delle steppe asiatiche, dove rappresentava una capacità fondamentale per guerrieri e cavalieri. La versione moderna della disciplina ha trovato particolare sviluppo in Ungheria, diventando oggi una pratica sportiva regolamentata e sempre più diffusa.
«All’inizio è stato quasi un salto nel vuoto», ha raccontato Zonzini, spiegando che il percorso è nato senza una particolare esperienza iniziale nell’equitazione. La passione, però, ha portato il gruppo a trasformare un semplice interesse in un’attività sempre più impegnativa. Oggi Zonzini divide il proprio tempo tra il lavoro al Comune di San Pietro in Cariano e gli allenamenti, dedicandosi anche all’insegnamento della disciplina.
Quello che era nato come un gioco è diventato un progetto sportivo serio, con una comunità di praticanti e obiettivi agonistici sempre più ambiziosi.
Il punto di riferimento del movimento veronese è il centro Le Colline di Rivoli, struttura che negli anni è diventata un luogo dedicato alla formazione degli arcieri a cavallo, agli allenamenti e alle gare. Un polo che ha contribuito a rendere Verona una delle realtà più attive in Italia per questa specialità.
I risultati ottenuti nelle competizioni confermano la crescita del gruppo. Nell’ultima gara internazionale disputata ad Atella, in provincia di Potenza, gli atleti veronesi hanno raggiunto importanti piazzamenti. Simone Zonzini ha conquistato il secondo posto, mentre Andrea Avesani ha chiuso al quarto posto e Luca Penazzi all’ottava posizione.
Un risultato costruito attraverso prove che richiedono abilità differenti e un livello elevato di coordinazione tra atleta e cavallo. La competizione comprende infatti diverse specialità: la pista coreana, dove gli arcieri devono colpire bersagli laterali durante il galoppo; la pista ungherese, che prevede tiri anche verso bersagli posizionati alle spalle del cavaliere; e la prova Hunt, considerata tra le più tecniche per la varietà di altezze e angolazioni dei bersagli.
In queste gare non conta soltanto la capacità di scoccare frecce con precisione, ma anche la gestione della velocità e soprattutto il rapporto con il cavallo. La perfetta intesa tra cavaliere e animale è uno degli elementi fondamentali per ottenere risultati in questa disciplina.
La crescita del movimento veronese dimostra come una passione nata quasi per caso possa trasformarsi in una realtà sportiva riconosciuta. Tra formazione, competizioni e nuove generazioni di praticanti, il tiro con l’arco a cavallo continua a conquistare spazio nel panorama italiano.
Verona, grazie al lavoro dei suoi atleti e dei suoi tecnici, si è così ritagliata un ruolo di primo piano in una disciplina che unisce storia, tradizione e sport moderno.
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