Il calo demografico continua a incidere pesantemente sul sistema scolastico, e il Veronese non fa eccezione: nel 2025/26 mancheranno all’appello 1.100 studenti, portando alla scomparsa di oltre 50 classi in tutta la provincia. Le scuole più colpite saranno le primarie, con un calo di 515 alunni, mentre anche le secondarie di primo e secondo grado registreranno rispettivamente 150 e 435 iscritti in meno, per un totale di circa 30 classi che rischiano di essere cancellate.
Un caso emblematico è quello della scuola primaria “Eleonoro Negri” di Locara, nell’est veronese, dove la prima elementare potrebbe non formarsi per mancanza di studenti. Il tema è stato anche discusso in Consiglio comunale a San Bonifacio, dove si cercano strategie per rendere gli istituti più attrattivi.
Numeri allarmanti e conseguenze
L’intero Veneto risente di questa crisi demografica: nella regione, la popolazione scolastica calerà del 5,2% nel prossimo anno, mentre nella provincia di Verona si prevede un decremento del 5%. Per comprendere meglio l’impatto, basta osservare che 5.883 alunni in meno corrispondono a una riduzione di circa 250 classi.
Il rapporto alunni per classe attualmente è di:
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18,6 studenti nella primaria
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20,6 studenti nella secondaria di primo grado
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23,2 studenti nella secondaria di secondo grado
Se non verranno adottate contromisure, il rischio è quello di plessi scolastici chiusi, con accorpamenti forzati e un’ulteriore perdita di servizi educativi nelle zone meno popolose.
Le possibili soluzioni
Per affrontare il problema, si parla di dimensionamento scolastico, con accorpamenti già previsti a partire da settembre. A Verona città, ad esempio, verrà soppresso l’Istituto Comprensivo 3 San Bernardino e riorganizzata la rete degli istituti 2 Saval-Parona, 4 Ponte Crencano-Quinzano-Avesa e 9 Valdonega. In provincia, invece, è prevista la fusione dell’IC di Lugagnano di Sona con l’IC Virgilio di Sona.
Secondo Lucia D’Aprile, segretaria di Uil Scuola Verona, il calo delle iscrizioni potrebbe anche essere visto come un’opportunità per ridurre il numero di alunni per classe, migliorando la qualità dell’istruzione e eliminando le cosiddette “classi pollaio”. Un modello da seguire potrebbe essere quello del Trentino, dove si è deciso di abbassare il numero di alunni per classe da 25 a 23.
Anche per Sabrina Salaorni di Cisl Scuola Verona, il rischio maggiore è che si scelga la strada dei tagli al personale docente, portando a classi più numerose e mettendo a rischio la sicurezza e la qualità dell’insegnamento. Secondo la sindacalista, questa potrebbe essere l’occasione per investire nella scuola, anziché ridimensionarla.
Un futuro incerto per la scuola veronese
Il declino delle nascite e la conseguente riduzione della popolazione scolastica stanno ridisegnando il panorama dell’istruzione nel Veronese. Il rischio di chiusura di plessi, accorpamenti forzati e perdita di docenti è concreto, ma sindacati ed esperti invitano a trasformare questa crisi in un’opportunità per rafforzare la qualità didattica e ridurre il sovraffollamento delle classi.
Nei prossimi mesi, le decisioni delle istituzioni saranno cruciali per determinare il futuro della scuola nel territorio scaligero.
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