Calo degli alunni, in Veneto spariscono 315 cattedre di potenziamento

La programmazione del Ministero prevede una riduzione graduale dei posti entro il 2028: le scuole temono ripercussioni su inclusione, recupero e attività formative

insegnante studenti

Il progressivo calo della popolazione scolastica continua a produrre effetti concreti sul sistema dell’istruzione. In Veneto, secondo la programmazione triennale del personale docente predisposta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, nei prossimi anni verranno ridotti 315 posti di insegnamento legati al potenziamento dell’offerta formativa.

La diminuzione rientra in un quadro nazionale che prevede la perdita di 3.917 cattedre entro l’anno scolastico 2028-2029. A essere interessati non saranno i posti curricolari ordinari, che resteranno sostanzialmente invariati, ma gli insegnanti di potenziamento, figure che svolgono un ruolo fondamentale all’interno delle scuole.

In Veneto i posti di potenziamento passeranno da 3.867 nel 2025-2026 a 3.552 nel 2028-2029, con una riduzione progressiva che inizierà già dal prossimo anno scolastico. Da settembre, infatti, gli istituti della regione avranno a disposizione 99 docenti in meno rispetto all’anno precedente.

Questi insegnanti sono impiegati in numerose attività che vanno oltre la didattica tradizionale. Tra i loro compiti figurano il recupero delle difficoltà di apprendimento, i progetti di inclusione, i laboratori linguistici, il sostegno alle attività extracurricolari e la copertura delle supplenze brevi.

Particolarmente significativa appare la situazione della scuola primaria, considerata il segmento maggiormente colpito dagli effetti del calo demografico. A evidenziarlo è Michela Torre, coordinatrice provinciale della Gilda degli Insegnanti di Verona, che sottolinea come la diminuzione delle iscrizioni stia incidendo soprattutto sulle classi iniziali delle scuole elementari.

I dati confermano questa tendenza. Nel Veronese gli iscritti al primo anno della scuola primaria sono diminuiti di oltre 600 unità in tre anni, passando dai 7.027 del 2024 ai 6.404 previsti per il prossimo anno scolastico. Una flessione che comporta una riduzione del numero delle classi e, di conseguenza, delle risorse assegnate agli istituti.

Gli insegnanti aggiuntivi intervengono infatti nelle attività di recupero precoce delle difficoltà di apprendimento, nel supporto agli alunni con bisogni educativi speciali e nella gestione delle assenze temporanee dei docenti titolari, contribuendo a garantire continuità didattica agli studenti.

La riduzione delle cattedre potrebbe tradursi nella sospensione di progetti educativi e in una minore capacità delle scuole di rispondere alle esigenze degli alunni, soprattutto nei contesti più complessi. Per questo motivo la Gilda esprime preoccupazione per le possibili conseguenze della misura.

Il sindacato ritiene inoltre che il ridimensionamento non sia soltanto una conseguenza automatica del calo degli studenti, ma il risultato di una precisa scelta organizzativa. Secondo questa interpretazione, il contenimento della spesa verrebbe concentrato principalmente sui posti di potenziamento, lasciando invece invariato l’organico ordinario.

Un altro tema sollevato riguarda il processo di dimensionamento scolastico avviato negli ultimi anni. Per la Gilda, l’accorpamento degli istituti rischia di creare strutture sempre più grandi senza un adeguato incremento delle risorse umane necessarie a sostenere la qualità dell’offerta formativa.

Tra le richieste avanzate dal sindacato figura infine la tutela dei docenti già impiegati nei posti di potenziamento. L’obiettivo è evitare che la riduzione degli organici possa provocare trasferimenti obbligati e una perdita di continuità educativa per gli studenti.

Il fenomeno del calo demografico continua dunque a rappresentare una delle principali sfide per la scuola italiana, chiamata a ridefinire la propria organizzazione mantenendo al tempo stesso elevati standard di inclusione, sostegno e qualità dell’insegnamento.

Redazione

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