L’annata del radicchio nel Veronese si chiude con un bilancio contrastante: prezzi buoni, ma produzione dimezzata. A incidere negativamente sono state le condizioni meteorologiche estreme, con un’estate torrida seguita da piogge incessanti tra agosto e settembre, che hanno stressato le piante, soprattutto le varietà tardive.
Produzione in calo: -20% per le varietà medie, -50% per le altre
Secondo Confagricoltura Verona, la produzione ha subito un calo significativo:
- -20% per i radicchi a maturazione media
- -50% per le varietà tardive
Le difficoltà non sono legate solo al clima: i produttori denunciano un aumento dei costi del 30%, dovuto a concimi, piantine e imballaggi, oltre alla carenza di manodopera stagionale, particolarmente evidente nei mesi invernali.
Superfici coltivate in calo: Verona perde il 5,6%
I dati di Veneto Agricoltura confermano un calo delle superfici coltivate: nel 2023 il Veneto ha perso il 21,6% degli ettari destinati al radicchio, passando a 3.650 ettari totali. A Verona il calo è stato più contenuto, fermandosi a -5,6% (700 ettari coltivati), ma comunque preoccupante rispetto ad altre province come Venezia (-21,1%) e Treviso (-17,6%).
Qualità alta e mercato in crescita, anche all’estero
Nonostante la riduzione della produzione, il radicchio mantiene elevati standard qualitativi, motivo per cui i prezzi restano alti e il prodotto è molto richiesto. Le varietà più apprezzate, oltre al Radicchio di Verona IGP, includono Treviso, Chioggia, variegato, rosa e pan di zucchero.
Secondo Massimo Mariotto, produttore e presidente di Coldiretti Arcole, il radicchio sta diventando un prodotto di nicchia con un mercato sempre più interessante all’estero, con esportazioni verso Londra e New York.
L’andamento della stagione evidenzia quindi una riduzione della produzione, ma una domanda stabile e una valorizzazione del prodotto, che potrebbe trovare nuove opportunità nei mercati internazionali.
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