Il Veneto torna sotto i riflettori per la contaminazione delle acque potabili da Pfas, i composti chimici derivati dal fluoro considerati tossici e, in alcuni casi, cancerogeni. Greenpeace Italia, con la campagna “Acque senza veleni”, ha pubblicato un rapporto dettagliato che evidenzia una situazione preoccupante per l’intero Paese, ma soprattutto per il Veneto, dove 19 campioni su 20 hanno mostrato la presenza di Pfas totali.
I dati allarmanti del monitoraggio
Secondo il rapporto di 41 pagine diffuso dall’organizzazione ambientalista, i campioni analizzati nelle acque potabili italiane rivelano che il 22% supera i limiti di sicurezza vigenti negli Stati Uniti, percentuale che sale al 44% se confrontata con i parametri più rigidi adottati dalla Danimarca.
In Veneto, le province di Verona, Vicenza e Padova mostrano le maggiori criticità , retaggio dello scandalo legato alla fabbrica chimica Miteni di Trissino, chiusa dopo essere stata individuata come principale responsabile della contaminazione. Tra i comuni più colpiti figura Arzignano (Vicenza), che si colloca al quarto posto nazionale per concentrazione di Pfas totali, seguito da Vicenza al nono posto e Padova al dodicesimo. San Bonifacio, nel Veronese, occupa invece la 14esima posizione.
Vecchie e nuove generazioni di Pfas
Le analisi hanno monitorato non solo i Pfas tradizionali come i Pfos e i Pfoa, ma anche i Tfa (acidi trifluoroacetici), sostanze di più recente utilizzo non ancora regolamentate ma ugualmente preoccupanti. Greenpeace ha rilevato Tfa in diverse zone del Veneto, pur non comparendo tra le regioni con le concentrazioni più alte.
Nel caso dei Pfoa e dei Pfos, il Veneto mostra segni di miglioramento rispetto al passato, grazie agli interventi dei gestori idrici che hanno installato filtri o individuato nuove fonti di approvvigionamento. Tuttavia, la presenza di queste sostanze è ancora elevata, e Greenpeace sottolinea che milioni di italiani continuano a bere acqua contaminata.
La richiesta di Greenpeace
Alla luce di questi risultati, Greenpeace torna a chiedere una messa al bando dei Pfas, sottolineando come molti di questi composti siano già vietati in altri Paesi per la loro tossicità e cancerogenicità . L’associazione denuncia inoltre le forti pressioni esercitate dalle lobby industriali e militari per evitare restrizioni a livello europeo, ritardando decisioni cruciali per la salute pubblica.
Una situazione che richiede interventi urgenti
La situazione in Veneto, pur migliorata per alcune tipologie di Pfas, resta tra le più gravi in Italia, evidenziando la necessità di interventi strutturali e normativi. Greenpeace chiede al governo italiano e all’Unione Europea di adottare misure più rigide per proteggere la salute dei cittadini, mettendo in discussione il ruolo delle industrie responsabili della contaminazione.
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