L’intelligenza artificiale, secondo la ricerca di Veronica Paternolli, neolaureata dell’Università di Verona, sembra nascondere una tendenza maschilista. La giovane vincitrice di un premio di 1.500 euro, con la sua tesi incentrata sulla “discriminazione, benessere e questioni di genere,” propone linee guida legali per sviluppatori e consumatori al fine di contrastare tali discriminazioni nei sistemi di intelligenza artificiale.
Contrariamente alle aspettative di neutralità , la ricerca di Veronica suggerisce che l‘intelligenza artificiale favorisce uomini di razza bianca, con background scientifico e partecipanti ad attività sportive come il calcio. Al contrario, le candidate femminili, specialmente madri o coloro che hanno avuto periodi di pausa per la maternità , risultano svantaggiate. Veronica argomenta che la responsabilità di tali pregiudizi non ricade sulla macchina, ma sugli esseri umani, riflettendo quelli radicati nella nostra società .
La prospettiva di un futuro privo di umanità , con le macchine che sostituiscono gli esseri umani, è sempre più discussa. Tuttavia, la realtà è che è l’intervento umano a plasmare la tecnologia e a determinarne il destino. In un mondo in cui i pregiudizi sono dominanti, l’ultimo sviluppo nell’ambito dell’intelligenza artificiale sembra essere una funzione in grado di “denudare” le fotografie.
Una particolare applicazione offre la possibilità di caricare una foto di una persona completamente vestita, restituendo in pochi istanti una versione senza abiti. Questa funzione, chiamata “undressing,” è però operativa esclusivamente su immagini di soggetti femminili, sollevando ulteriori questioni sull’equità di genere nel campo dell’intelligenza artificiale.
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