Palazzo Guarienti, accordo per il social housing a Verona

Comune e Diocesi firmano la convenzione per il riuso temporaneo di una parte dell’ex Casa Sant’Angela: il progetto punta ad accogliere persone in condizioni di fragilità abitativa

Una parte di Palazzo Guarienti, l’ex Casa Sant’Angela di Verona, potrà essere destinata temporaneamente a iniziative di social housing. Il Comune di Verona e la Diocesi hanno sottoscritto la convenzione che consentirà di utilizzare gli spazi del complesso per sviluppare progetti di accoglienza e co-housing sociale.

La firma dell’accordo rappresenta un nuovo passaggio nell’operazione di riuso dell’immobile, con l’obiettivo di mettere a disposizione soluzioni abitative per persone che si trovano in condizioni di fragilità e che necessitano di un luogo in cui vivere.

All’incontro erano presenti il vescovo di Verona Domenico Pompili, la vicesindaca Barbara Bissoli, l’assessora Luisa Ceni e il dirigente comunale Andrea Alban.

La convenzione e il vincolo monumentale

Il complesso di Palazzo Guarienti si trova nell’area compresa tra via Sant’Angela Merici, vicolo Vento e vicolo Torcoletto. Una parte dell’immobile è sottoposta a vincolo monumentale e, proprio per questo, l’operazione ha richiesto il via libera della Soprintendenza.

L’autorizzazione consente di effettuare interventi interni di modesta entità, rendendo possibile l’avvio delle attività previste dal progetto di riuso temporaneo.

La convenzione avrà una durata iniziale di tre anni. È inoltre prevista la possibilità di estenderne la validità per altri due anni, attraverso una specifica deliberazione della Giunta comunale.

Co-housing e accoglienza

L’idea alla base dell’accordo è quella di utilizzare gli spazi disponibili per realizzare forme di co-housing sociale rivolte a differenti categorie di fruitori.

Il progetto si inserisce nel quadro delle iniziative rivolte a contrastare l’emergenza abitativa, mettendo a disposizione un immobile che altrimenti sarebbe rimasto inutilizzato. L’obiettivo è offrire una risposta concreta a persone che, per diverse condizioni di vulnerabilità, incontrano difficoltà nel trovare una sistemazione abitativa stabile.

Il vescovo Domenico Pompili ha evidenziato il peso che la questione abitativa assume nella vita delle persone. La mancanza di una casa, secondo quanto sottolineato dal vescovo, può avere conseguenze anche sulla possibilità di trovare un lavoro, accedere alle cure, crescere i figli e mantenere una condizione di stabilità personale.

La scelta della Diocesi di destinare l’immobile a questa finalità nasce quindi dalla volontà di trasformare uno spazio non utilizzato in una risorsa per affrontare l’emergenza abitativa.

Comune e Diocesi insieme contro l’emergenza abitativa

Per la vicesindaca Barbara Bissoli, l’iniziativa rappresenta una collaborazione tra amministrazione pubblica e realtà del territorio per sostenere persone che vivono situazioni di particolare difficoltà.

L’intervento punta infatti a garantire non soltanto un posto in cui dormire, ma un ambiente dal quale poter ripartire nella costruzione o nella ricostruzione di un percorso di vita a Verona.

L’amministrazione comunale considera l’accordo una delle risposte possibili all’emergenza abitativa, nell’ambito degli strumenti previsti dall’ordinamento. La collaborazione con la Diocesi permette in questo caso di valorizzare un patrimonio immobiliare esistente e di orientarlo verso una finalità sociale.

La casa come strumento di inclusione

Anche l’assessora Luisa Ceni ha sottolineato il valore sociale dell’intervento, indicando nella disponibilità di un’abitazione stabile un elemento fondamentale per l’integrazione delle persone vulnerabili.

Il progetto parte infatti dall’idea che la stabilità abitativa costituisca una condizione importante per favorire la coesione sociale. La risposta all’emergenza richiede, secondo l’amministrazione, il coinvolgimento coordinato delle istituzioni e dei soggetti che già operano sul territorio.

In questo contesto si inserisce la collaborazione tra Comune e Curia, che prosegue attraverso iniziative rivolte a sostenere chi si trova in condizioni di fragilità.

Con la sottoscrizione della convenzione, Palazzo Guarienti entra così in una nuova fase: per tre anni una parte dell’ex Casa Sant’Angela potrà essere utilizzata per progetti di social housing, con la possibilità di una successiva proroga biennale.

Redazione

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