Medici di base introvabili: nel Veronese accettato solo un incarico su 20

Fallisce il primo bando 2025 per il ruolo unico: 339 posti ancora vacanti. Cgil: “Il sistema non funziona, servono assunzioni dirette e riforme strutturali”

Medici

Il primo bando 2025 per l’assegnazione degli incarichi di medico di base in provincia di Verona si è concluso con numeri preoccupanti: a fronte di 354 posti disponibili, sono arrivate solo 35 candidature e, al termine della procedura, appena 15 professionisti hanno accettato l’incarico. Il dato aggiornato al 10 giugno parla chiaro: restano vacanti 339 posizioni sul territorio veronese.

Distribuzione delle carenze nei distretti

Il dettaglio dei posti vacanti evidenzia una situazione grave e diffusa su tutto il territorio:

  • Distretto 1 (Verona città, prima cintura e Lessinia): 106 incarichi vacanti (-8 rispetto a inizio procedura)

  • Distretto 2 (Est veronese): 63 posti vacanti (-3)

  • Distretto 3 (Pianura): 67 incarichi scoperti (-2)

  • Distretto 4 (Lago): 103 medici mancanti (-2)

Chi ha accettato l’incarico

Dei 15 medici che prenderanno servizio:

  • 1 è un medico già titolare che ha chiesto trasferimento

  • 2 sono in graduatoria regionale (su 6 domande presentate)

  • 1 è un diplomato appena abilitato

  • 11 sono corsisti (su 22 candidati iniziali):

    • 1 al terzo anno

    • 5 al secondo

    • 5 al primo

Questo significa che più della metà dei corsisti ha rinunciato, evidenziando una scarsa attrattività della Medicina Generale, anche tra i futuri professionisti.

La denuncia della Cgil: “Sistema inadeguato”

«Questi dati dimostrano che il nuovo sistema del “ruolo unico” non è sufficiente a superare la crisi della sanità territoriale» – afferma Adriano Filice, segretario generale dello Spi Cgil Verona. Il sindacato mette in evidenza le difficoltà crescenti per i cittadini, in particolare gli anziani, nel trovare un medico disponibile e in grado di garantire una relazione di cura autentica.

Prenotare visite ed esami diventa sempre più difficile, e l’unica alternativa è spesso il ricorso al privato, con costi insostenibili per molti, o la rinuncia alle cure. Per Filice, è urgente trasformare la Medicina Generale in una vera specializzazione universitaria, rilanciare la medicina di gruppo integrata e accelerare la creazione delle Case di Comunità, progetti bloccati da anni in Veneto.

Serve una svolta: “Assumere direttamente i medici”

«Alla luce del fallimento della medicina convenzionata – conclude Filice – non resta che pensare all’assunzione diretta dei medici di base. Non si può lasciare scoperta un’intera fascia di popolazione, soprattutto i più fragili. Oggi chi ha bisogno si rivolge al pronto soccorso, con tempi d’attesa infiniti e costi elevati, mentre viene accusato di intasare il sistema. La sanità è la vera emergenza del nostro tempo».

Redazione

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