La Regione del Veneto ha diffuso i risultati del Piano di sorveglianza sulla presenza di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) negli alimenti di origine animale, unāattivitĆ di controllo che ha coinvolto le aree maggiormente interessate dalla contaminazione ambientale, comprese le zone classificate come āzona rossaā e āzona arancioneā.
Il monitoraggio ha riguardato anche una parte della provincia di Verona, con un ruolo rilevante per lāUlss 9 Scaligera, che ha rappresentato il territorio con il maggior numero potenziale di aziende zootecniche coinvolte nello studio.
Allāavvio del programma erano state censite 344 aziende agricole e zootecniche nel bacino di competenza dellāUlss veronese. Di queste, 156 realtĆ sono state sottoposte ad analisi dirette per valutare lāeventuale presenza di contaminanti nelle produzioni animali.
I risultati mostrano un quadro complessivamente positivo, con la maggioranza delle aziende controllate entro i limiti previsti dalla normativa europea.
Analizzati oltre 700 campioni nelle filiere animali
Per verificare la presenza di Pfas negli alimenti, i tecnici hanno effettuato unāampia campagna di campionamento.
Sono stati analizzati complessivamente 703 campioni elementari, esaminati dai laboratori dellāIstituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e di Arpa Veneto.
Tra le 156 aziende sottoposte ai controlli, 148 hanno registrato valori conformi ai limiti stabiliti dalla legislazione europea, pari al 95% del totale.
Le restanti 8 aziende hanno invece evidenziato superamenti dei livelli massimi consentiti per alcune molecole, in particolare Pfoa e Pfos, due composti appartenenti alla famiglia dei Pfas.
I casi non conformi si sono concentrati soprattutto nelle aree caratterizzate da maggiore intensitĆ di contaminazione ambientale.
Bovini e suini i settori più interessati
Le concentrazioni più elevate di sostanze contaminanti sono state rilevate principalmente in alcuni prodotti di origine animale.
In particolare, i superamenti dei limiti hanno riguardato il muscolo bovino e il fegato di bovini e suini, dove sono state individuate le maggiori quantitĆ di Pfas.
Diversa la situazione per le uova, che hanno restituito dati particolarmente rassicuranti: nessun campione analizzato ha superato i limiti previsti dalla normativa europea.
Questo elemento rappresenta un indicatore positivo per la sicurezza alimentare e per la tutela dei consumatori nelle aree sottoposte a controllo.
Diminuisce la presenza di Pfas rispetto al passato
Il confronto con la precedente campagna di monitoraggio condotta tra il 2016 e il 2017 evidenzia una generale riduzione della presenza di Pfas negli alimenti.
Un miglioramento legato anche allāevoluzione delle tecniche analitiche utilizzate dai laboratori, che oggi permettono rilevazioni molto più precise rispetto al passato.
I nuovi strumenti di analisi risultano infatti da 2 a 10 volte più sensibili rispetto a quelli disponibili circa dieci anni fa, consentendo di individuare quantità sempre più basse di contaminanti.
I dati confermano quindi un progressivo miglioramento della situazione, pur mantenendo alta lāattenzione nelle aree storicamente interessate dal fenomeno.
Lāacqua dei pozzi resta il principale veicolo di contaminazione
Secondo le autoritĆ sanitarie, il principale elemento di trasferimento dei Pfas agli animali da allevamento resta rappresentato dallāacqua utilizzata per lāabbeveraggio.
In particolare, i pozzi privati contaminati possono favorire il passaggio delle sostanze chimiche nella catena alimentare attraverso gli animali.
Per le aziende risultate non conformi sono quindi scattati provvedimenti immediati: blocco della commercializzazione dei prodotti interessati e obbligo di collegamento alla rete pubblica dellāacquedotto.
Queste misure hanno lāobiettivo di interrompere il possibile ingresso dei contaminanti nelle produzioni agricole e garantire maggiore sicurezza ai consumatori.
In calo anche i livelli nei cittadini sottoposti a controllo
Parallelamente ai controlli sugli alimenti, la Regione Veneto ha portato avanti anche programmi di biomonitoraggio sulla popolazione residente.
Sono stati effettuati tre cicli di analisi sul siero sanguigno, coinvolgendo oltre 60.000 persone.
I risultati hanno evidenziato una significativa riduzione della presenza di Pfoa nel sangue dei cittadini: tra il primo e il secondo round di controlli si ĆØ registrata una diminuzione del 73%.
Secondo i dati regionali, il calo ĆØ stato favorito dagli interventi realizzati sulla rete idrica, in particolare dai sistemi di filtrazione con carboni attivi installati per migliorare la qualitĆ dellāacqua potabile.
Attesa per i dati sulle coltivazioni vegetali
Il quadro completo sulla sicurezza alimentare sarĆ definito con lāarrivo dei risultati relativi alle filiere vegetali.
Su questo aspetto ĆØ intervenuta lāeurodeputata veneta Cristina Guarda, che ha sottolineato la necessitĆ di ampliare il monitoraggio oltre gli alimenti di origine animale.
Secondo Guarda, le coltivazioni rappresentano un elemento fondamentale da valutare, anche alla luce di studi scientifici precedenti che avevano evidenziato possibili contaminazioni giĆ dal 2017.
La richiesta ĆØ quindi quella di rafforzare la ricerca scientifica e le attivitĆ di controllo per tutelare agricoltori, consumatori e territori coinvolti dallāinquinamento legato allāex sito industriale Miteni.
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