Pfas negli alimenti, il Veneto registra un calo della contaminazione

Il piano di sorveglianza regionale analizza le filiere animali nelle aree più esposte: il 95% delle aziende controllate rispetta i limiti europei

Pfas conferenza stampa

La Regione del Veneto ha diffuso i risultati del Piano di sorveglianza sulla presenza di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) negli alimenti di origine animale, un’attività di controllo che ha coinvolto le aree maggiormente interessate dalla contaminazione ambientale, comprese le zone classificate come “zona rossa” e “zona arancione”.

Il monitoraggio ha riguardato anche una parte della provincia di Verona, con un ruolo rilevante per l’Ulss 9 Scaligera, che ha rappresentato il territorio con il maggior numero potenziale di aziende zootecniche coinvolte nello studio.

All’avvio del programma erano state censite 344 aziende agricole e zootecniche nel bacino di competenza dell’Ulss veronese. Di queste, 156 realtà sono state sottoposte ad analisi dirette per valutare l’eventuale presenza di contaminanti nelle produzioni animali.

I risultati mostrano un quadro complessivamente positivo, con la maggioranza delle aziende controllate entro i limiti previsti dalla normativa europea.

Analizzati oltre 700 campioni nelle filiere animali

Per verificare la presenza di Pfas negli alimenti, i tecnici hanno effettuato un’ampia campagna di campionamento.

Sono stati analizzati complessivamente 703 campioni elementari, esaminati dai laboratori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e di Arpa Veneto.

Tra le 156 aziende sottoposte ai controlli, 148 hanno registrato valori conformi ai limiti stabiliti dalla legislazione europea, pari al 95% del totale.

Le restanti 8 aziende hanno invece evidenziato superamenti dei livelli massimi consentiti per alcune molecole, in particolare Pfoa e Pfos, due composti appartenenti alla famiglia dei Pfas.

I casi non conformi si sono concentrati soprattutto nelle aree caratterizzate da maggiore intensità di contaminazione ambientale.

Bovini e suini i settori più interessati

Le concentrazioni più elevate di sostanze contaminanti sono state rilevate principalmente in alcuni prodotti di origine animale.

In particolare, i superamenti dei limiti hanno riguardato il muscolo bovino e il fegato di bovini e suini, dove sono state individuate le maggiori quantità di Pfas.

Diversa la situazione per le uova, che hanno restituito dati particolarmente rassicuranti: nessun campione analizzato ha superato i limiti previsti dalla normativa europea.

Questo elemento rappresenta un indicatore positivo per la sicurezza alimentare e per la tutela dei consumatori nelle aree sottoposte a controllo.

Diminuisce la presenza di Pfas rispetto al passato

Il confronto con la precedente campagna di monitoraggio condotta tra il 2016 e il 2017 evidenzia una generale riduzione della presenza di Pfas negli alimenti.

Un miglioramento legato anche all’evoluzione delle tecniche analitiche utilizzate dai laboratori, che oggi permettono rilevazioni molto più precise rispetto al passato.

I nuovi strumenti di analisi risultano infatti da 2 a 10 volte più sensibili rispetto a quelli disponibili circa dieci anni fa, consentendo di individuare quantità sempre più basse di contaminanti.

I dati confermano quindi un progressivo miglioramento della situazione, pur mantenendo alta l’attenzione nelle aree storicamente interessate dal fenomeno.

L’acqua dei pozzi resta il principale veicolo di contaminazione

Secondo le autorità sanitarie, il principale elemento di trasferimento dei Pfas agli animali da allevamento resta rappresentato dall’acqua utilizzata per l’abbeveraggio.

In particolare, i pozzi privati contaminati possono favorire il passaggio delle sostanze chimiche nella catena alimentare attraverso gli animali.

Per le aziende risultate non conformi sono quindi scattati provvedimenti immediati: blocco della commercializzazione dei prodotti interessati e obbligo di collegamento alla rete pubblica dell’acquedotto.

Queste misure hanno l’obiettivo di interrompere il possibile ingresso dei contaminanti nelle produzioni agricole e garantire maggiore sicurezza ai consumatori.

In calo anche i livelli nei cittadini sottoposti a controllo

Parallelamente ai controlli sugli alimenti, la Regione Veneto ha portato avanti anche programmi di biomonitoraggio sulla popolazione residente.

Sono stati effettuati tre cicli di analisi sul siero sanguigno, coinvolgendo oltre 60.000 persone.

I risultati hanno evidenziato una significativa riduzione della presenza di Pfoa nel sangue dei cittadini: tra il primo e il secondo round di controlli si è registrata una diminuzione del 73%.

Secondo i dati regionali, il calo è stato favorito dagli interventi realizzati sulla rete idrica, in particolare dai sistemi di filtrazione con carboni attivi installati per migliorare la qualità dell’acqua potabile.

Attesa per i dati sulle coltivazioni vegetali

Il quadro completo sulla sicurezza alimentare sarà definito con l’arrivo dei risultati relativi alle filiere vegetali.

Su questo aspetto è intervenuta l’eurodeputata veneta Cristina Guarda, che ha sottolineato la necessità di ampliare il monitoraggio oltre gli alimenti di origine animale.

Secondo Guarda, le coltivazioni rappresentano un elemento fondamentale da valutare, anche alla luce di studi scientifici precedenti che avevano evidenziato possibili contaminazioni già dal 2017.

La richiesta è quindi quella di rafforzare la ricerca scientifica e le attività di controllo per tutelare agricoltori, consumatori e territori coinvolti dall’inquinamento legato all’ex sito industriale Miteni.

Redazione

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