Una laurea conseguita all’Università di Verona continua a garantire un vantaggio retributivo rispetto alla media nazionale, anche se il ritorno economico dell’investimento universitario richiede tempi piuttosto lunghi. È quanto emerge dallo University Report 2026 pubblicato dall’Osservatorio JobPricing, che analizza il rapporto tra formazione accademica, retribuzioni e prospettive di carriera in Italia.
Lo studio evidenzia come i laureati dell’ateneo scaligero tra i 25 e i 34 anni percepiscano una retribuzione annua lorda media di 34.784 euro, valore superiore dell’1% rispetto alla media nazionale della stessa fascia d’età. Un dato che conferma la competitività dei percorsi formativi veronesi nell’ingresso nel mercato del lavoro.
Con il passare degli anni la crescita delle retribuzioni prosegue. Tra i 45 e i 54 anni gli ex studenti dell’Università di Verona raggiungono una RAL media di 39.145 euro, con un incremento complessivo del 12,5% rispetto all’inizio della carriera. Una progressione che risulta comunque più contenuta rispetto a quella registrata in altri atenei italiani, dove gli aumenti salariali sono decisamente più marcati.
Il report analizza anche la distribuzione delle posizioni professionali ricoperte dai laureati veronesi. La maggior parte, pari all’87%, svolge mansioni da impiegato, mentre il 10% ricopre incarichi di quadro e il restante 3% raggiunge ruoli dirigenziali.
Uno degli indicatori più significativi dello studio è rappresentato dall’University Payback, che misura il tempo necessario per recuperare l’investimento economico sostenuto durante il percorso universitario. Per chi consegue la laurea a Verona occorrono mediamente 19,1 anni per raggiungere il punto di pareggio tra costi degli studi e benefici economici derivanti dalla maggiore retribuzione. Per gli studenti fuori sede il periodo si allunga fino a 22,4 anni, a causa delle spese aggiuntive legate ad alloggio e mantenimento.
A livello nazionale, il report conferma che la laurea continua a offrire un vantaggio economico rilevante. Nel 2025 la retribuzione annua lorda media dei laureati si attesta a 42.378 euro, contro i 30.999 euro percepiti da chi non ha completato gli studi universitari, con una differenza del 37%.
L’analisi mette però in evidenza anche alcune criticità del sistema italiano. L’Italia investe nell’istruzione il 4% del Prodotto interno lordo, una quota inferiore rispetto alla media europea del 4,8%. Inoltre, solo il 31,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo di istruzione terziaria, dato che resta distante dalla media dei Paesi OCSE.
Il documento affronta anche il tema della sovraistruzione, fenomeno che interessa il 36% dei laureati occupati tra i 25 e i 34 anni, impegnati in mansioni per le quali sarebbe sufficiente un titolo di studio inferiore. L’incidenza risulta maggiore tra le donne rispetto agli uomini.
Sul fronte occupazionale, le lauree nelle discipline STEM e ingegneristiche continuano a offrire le migliori prospettive economiche, mentre i percorsi umanistici registrano retribuzioni mediamente inferiori nei primi anni di attività lavorativa. Parallelamente, il report richiama l’attenzione sulla crescente richiesta di competenze digitali e sull’importanza dell’intelligenza artificiale, evidenziando come l’Italia debba ancora colmare il divario rispetto alla media europea nella preparazione tecnologica della popolazione.
Nel complesso, l’analisi conferma che il titolo universitario rappresenta ancora un investimento vantaggioso nel lungo periodo, soprattutto perché il divario retributivo rispetto ai non laureati tende ad aumentare con l’avanzare della carriera. I risultati, tuttavia, continuano a dipendere dal percorso di studi scelto, dalle opportunità offerte dal territorio e dalla capacità del mercato del lavoro di valorizzare le competenze acquisite.
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