Guerra e rincari: Verona teme una nuova stangata su famiglie e imprese

Energia, carburanti e materie prime in aumento mentre consumi e fiducia rallentano nel Veronese

supermercato spesa

L’ipotesi di un conflitto rapido in Medio Oriente si allontana e l’economia locale inizia a fare i conti con le prime conseguenze. A Verona, imprese e famiglie stanno già rivedendo i propri bilanci, alle prese con costi in crescita e scenari ancora incerti. L’aumento dei carburanti rappresenta solo il primo segnale di una pressione destinata ad allargarsi a più settori.

Nel corso del 2025, la spesa dei cittadini veronesi si era mantenuta prudente, una tendenza che prosegue anche nei primi mesi del 2026. I dati confermano una fase altalenante: a gennaio si è registrato un lieve aumento dei consumi (+1,1%), influenzato però da saldi e festività, mentre a febbraio si è verificato un calo significativo (-4%), in controtendenza rispetto al Veneto e al dato nazionale.

Le prospettive per la primavera restano legate all’andamento del conflitto. L’eventuale aumento del prezzo del petrolio rappresenta la variabile chiave, con impatti diretti su inflazione, fiducia e investimenti. Secondo Confcommercio Verona, uno scenario con greggio stabile intorno ai 70 dollari limiterebbe i danni economici, mentre valori sopra i 100 dollari fino a fine anno rischierebbero di compromettere la ripresa.

Le associazioni di categoria esprimono preoccupazione. Confesercenti evidenzia come l’aumento delle spese fisse possa costringere le famiglie a ridurre i consumi discrezionali, incidendo su abitudini quotidiane come ristorazione, acquisti e vacanze. Una dinamica che rischia di frenare proprio i settori legati alla stagione turistica.

Anche il comparto del terziario e dell’accoglienza avverte le prime difficoltà. Gli albergatori stimano un incremento mensile di circa 2mila euro per luce e gas, mentre le attività commerciali devono prepararsi a costi maggiori per climatizzazione e conservazione dei prodotti. Persino il settore alimentare registra aumenti: i trasporti delle materie prime per i gelatai sono cresciuti del 15%, con ulteriori rincari previsti sugli imballaggi.

Il settore delle costruzioni è tra i più esposti. L’aumento dei prezzi di petrolio e materiali sta mettendo sotto pressione l’intera filiera edilizia, con rincari che arrivano fino al 30% per alcuni prodotti come guaine e pvc. Anche calcestruzzo e conglomerati bituminosi registrano aumenti significativi, complicando la gestione dei cantieri.

Parallelamente, si registra una corsa dei prezzi delle materie prime industriali. Il rame ha subito un incremento vicino al 40%, mentre alluminio e ferro si attestano intorno al +20%, con ulteriori rincari per plastiche e legno. A questi si aggiungono difficoltà nell’approvvigionamento, costi di trasporto più elevati e premi assicurativi in crescita.

Le ricadute coinvolgono anche il settore agroalimentare. I fertilizzanti azotati hanno registrato un aumento del 41%, con effetti diretti sui costi di produzione agricola. Questo si tradurrà inevitabilmente in prezzi più alti per prodotti come cereali e ortofrutta, incidendo ulteriormente sul carrello della spesa.

L’intero sistema economico locale appare quindi in una fase di forte incertezza. Famiglie e imprese si trovano a fronteggiare un aumento generalizzato dei costi, mentre le prospettive di crescita restano legate all’evoluzione geopolitica. In questo contesto, la tenuta dei consumi e degli investimenti sarà determinante per evitare un rallentamento più marcato nei prossimi mesi.

Redazione

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