L’Italia si avvia a una nuova fase per la gestione della specie Canis lupus con un accordo che coinvolge i ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, insieme all’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale). L’adeguamento alla nuova direttiva europea Habitat, che rimuove il termine «particolarmente» dallo stato di protezione del lupo, apre la strada all’abbattimento selettivo degli esemplari, un provvedimento che, come sottolineato, deve essere applicato con cautela.
L’accordo prevede il prelievo di esemplari, un termine meno cruento rispetto a “abbattimento”, con un limite fissato tra il 3% e il 5% della popolazione totale, stimata in circa 3.300 lupi in Italia. Il tasso di prelievo varierà tra le diverse regioni, con un totale di 160 lupi a livello nazionale.
Le Regioni coinvolte
Il Veneto, in particolare, ha stimato circa un centinaio di esemplari di lupo presenti sul suo territorio, con quattro lupi che potrebbero essere abbattuti. Il decreto è ancora in fase di definizione, ma l’accordo prevede che, in alcune regioni, i numeri massimi di esemplari da abbattere siano i seguenti:
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Abruzzo: 9
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Basilicata: 9
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Bolzano: 2
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Calabria: 11
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Campania: 10
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Emilia Romagna: 15
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Friuli-Venezia Giulia: 2
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Lazio: 15
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Liguria: 4
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Lombardia: 2
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Marche: 8
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Molise: 4
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Piemonte: 16
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Puglia: 12
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Toscana: 22
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Trento: 5
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Umbria: 8
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Valle d’Aosta: 3
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Veneto: 4
Le critiche e le richieste di maggiore precisione
Il primo passo verso il controllo della popolazione di lupi è stato definito un «passo storico» dal politico Flavio Tosi, europarlamentare di Forza Italia. Tuttavia, Tosi ha sottolineato che, sebbene si tratti di una svolta politica, sono necessari numeri più certi e un censimento più preciso della popolazione di lupi, poiché le attuali stime regionali sembrano essere inadeguate.
Il focus ora è su un miglioramento delle tecniche di monitoraggio, con l’auspicio di ottenere dati più accurati da parte delle amministrazioni locali e con l’utilizzo di tecnologie più avanzate.
Un futuro da definire
Il decreto stabilisce un impegno di revisione per il 2027, periodo in cui verranno valutati i numeri e le modalità di prelievo, che potrebbero essere aggiornati. A oggi, la misura resta una soluzione cautelativa per garantire un equilibrio tra la tutela della fauna e la sicurezza delle attività agricole, come l’allevamento.
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